STUPIDAGGINE


Che stupidaggine la trovata della presidente della Camera Boldrini volta a cancellare la incisione su Mussolini dall'obelisco al Foro Italico. Stupidaggine non del tutto innocua, perché la terza carica dello Stato non dovrebbe perdersi in simili bambinate senili (la proposta viene da un reduce dell'Anpi) e perché è preoccupante il modo in cui la carica in questione percepisce se stessa, a un passo dalla ybris. La faccenda, come la racconta il Tempo, è andata così: esaltato dalle celebrazioni e dai canti partigiani a Montecitorio, un ospite ha proposto alla presidente: "Dopo tutto quello che ci siamo detti penso che dovremmo fare qualcosa per ripulire tutte le strade d’Italia dal fascismo che sta ritornando e oltretutto di abbattere quella colonna al Foro Italico con la vergognosa scritta 'Mussolini dux', quella è ora di abbatterla!". Laura Boldrini avrebbe risposto: "O per lo meno è ora di togliere la scritta". Ora, a parte la retorica sull'eterno fascismo, per la quale rimandiamo a Flaiano senza perdere tempo, quello che non si vuol capire – ed è deprimente perfino doverlo rimarcare - è che un monumento del 1932 è un pezzo di storia. Da analizzare con il cannocchiale della storia, non con gli occhiali della ideologia. Che non lo colga un vetusto signore ancora coinvolto nelle sue stagioni, passi. Ma che non lo intenda una giovane presidente della Camera, la quale fa sfoggio ogni volta che può delle proprie propensioni culturali, è grave. Davvero la presidente patisce intolleranza per il razionalismo di Marcello Piacentini? Non basta. Una scritta come quella va mantenuta anche per ragioni diverse e cioè per ricordarci che di dittatori ne abbiamo già avuti e non è il caso di cercarne di nuovi, magari tramite un inopinato oblio, una rimozione forzata delle testimonianze artistiche. Stiamo imparando a conoscerli in questi mesi, quelli che fanno tabula rasa dei monumenti nei musei: e abbiamo ripetuto che è una barbarie e che noi non saremo mai come loro. Si chiama democrazia, e ad averla a cuore dovrebbero essere per primi quelli che salirono in montagna per riconquistarla (anche se certe radicate aspettative lasciano sospettare una concezione più progressiva che liberale della democrazia). Altrimenti, seguendo il ragionamento del vecchio partigiano, avallato dalla presidente, si dovrebbero radere al suolo non solo tutte le opere che, piaccia o non piaccia (e chi decide? Una commissione dell'Anpi?), ancora innervano l'Italia intera dai palazzi alle scuole alle stazioni ferroviarie, ma perfino i ruderi dei campi di concentramento d'Europa, anziché portarci in visita gli studenti affinché possano assorbire l'eterno monito di Primo Levi: “Considerate che questo è stato”.
(dal Faro n. 15)

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