QUEL GIORNO CHE LUCIO


La giornata del 1° marzo 2012 me la ricorderò per forza e per amore. C'era un'alba, fuori dal finestrino, che la potevo toccare, alba magica, sole nato dal mare, da quanto non ne vedevo una così, io che vado a dormire tardi e mi alzo tardi. Dovevo raggiungere un'amica a Roma e dentro quel sole mi perdevo, ero lo stesso di quando andavo a scuola, giuro che mi son tornati in mente “quei” dischi di quel tempo là. A Roma, al terminal di Tiburtina faceva già caldo, c'erano degli zingari allegri nella confusione e mi rapivo a guardarli, è arrivata l'amica, trafelata di traffico e mi ha rapito lei, in macchina, verso casa di Piero Pintucci. Uno che aveva plasmato i miei sogni, quando c'era quel sole, ma non lo avevo mai incontrato. Piero era cupo, “non sono bei giorni, sento brutte vibrazioni” diceva, e poco dopo gli è arrivato un messaggio e lui non voleva leggerlo. E invece abbiamo acceso la televisione ed era proprio vero, se n'era andato Lucio Dalla, così, a tradimento e Piero guardava avanti a sé e non vedeva niente e noi due ci guardavamo e non vedevamo niente e gli spaghetti profumavano d'inutile allegria nei piatti. Nessuno si muoveva.
Al telegiornale hanno mandato uno spezzone di Lucio a Sanremo, nel '71, accompagnato da due chitarristi e uno chi era?
Piero rivedendolo e rivedendosi mormorava “No, Lucio, no” e scuoteva la testa come per un rimprovero dolcissimo ma amaro, l'amico che non può perdonare un tradimento fatto così, davvero a tradimento, senza neanche avvisare. Dopo si è alzato Piero, è andato al piano e improvvisava, e quando ha finito aveva gli occhi come il vetro della macchina quando piove, o forse erano i nostri. L'ultimo saluto in musica. 
Fortuna che c'era il sole e illuminava i ricordi. Quella volta che Lucio gli telefonò, a Pintucci, dopo che era uscito EroZero: “Che disco che avete fatto, Piero, che capolavoro!”. EroZero è più di Pintucci che di chiunque altro. L'altra volta che Lucio alla RCA, giovanissimo, era capace di starsene per ore acquattato in fondo al colossale ascensore che serviva a portare gli strumenti, andava, anzi restava, su e giù tutto il giorno, “Diceva che gli favoriva l'ispirazione”. Anche Dalla era un bello spostato. Ma timido: l'ultimo duetto con Renato, al SeiZero, quando cantano insieme Piazza Grande, l'altro, che nei sentimenti è sempre un po' “ingombrante”, gli sussurra “Bologna non poteva scegliere meglio mandando te” e Lucio, imbarazzato, si fa una risata e risponde solo: “Ciao!”. Ciao, il suo saluto preferito, che rivolgeva a tutti nella sua Piazza Grande. 
A me è squillato il telefonino. Era il giornale con cui collaboro, era la mia amica, Francesca, bolognese, molto triste, mi ha chiesto un pezzo subito. Fra tutti, avevano pensato a me. Che stavo a casa di Pintucci proprio quel giorno che Dalla se n'era andato a tradimento, dopo una vita che li ascoltavo entrambi. Ho chiesto a Piero: “Posso inserire nel pezzo una tua testimonianza?”. “Racconta tutto quello che hai visto oggi”, mi ha risposto. 
E l'assenza di Lucio ci ha fatto compagnia, e quando ci siamo salutati Piero ci ha detto: “Oggi è una giornata strana, triste; ma anche bella però”. 
Sulla corriera del ritorno guardavo la notte fuori dal finestrino e pensavo a quant'è strana la vita, che t'aspetta una vita e poi ti manda fuori strada, e sembra una canzone di Lucio Dalla.
E arrivato a casa l'ho fatto il pezzo, l'ho scritto di notte e l'ho mandato che un nuovo sole spuntava dal mare.
E questa storia non finisce qui, perché poi Lettera43 mi ha chiesto un altro pezzo, sul funerale di Lucio e solo dopo avrei saputo che tutto quel casino era merito di Fausto, col quale avevo condiviso la gavetta, e ora rieccolo vaticanista dell'Ansa: era stato lui ad aver stuzzicato un incauto cardinale sulla faccenda. “Mi hai fatto fare un articolo in più” gli ho detto davanti a due birre. E in quell'articolo io ho scritto che certi artisti, e ci siamo capiti, non hanno bisogno di definirsi, perché definirsi è limitarsi e se chi ascolta le canzoni di Lucio Dalla questo non lo capisce, allora vuol dire che il diverso è lui. 
Da quando Dalla è morto non ho smesso di riascoltare anche i suoi dischi. Anche di quelli io sono fatto, anche in quelli sta la mia primavera. E una sera, passeggiando nella pioggerella e ascoltando Felicità e ascoltando il profumo del glicine, mi son venuti dei pensieri e si scrivevano nella mente proprio con la voce di Dalla, come se fossero i suoi, e li ho imprigionati nel telefonino e li ho chiusi in un saluto e glielo mando, “Ciao!”, caro Lucio,  devi sapere che...
...Sono andato così, con la testa sotto l'acqua, una volta di troppo, una volta di più, domani starò male ma oggi ero felice, son passato così, lungo un viale ciclabile, si sono accesi i lampioni e c'ero solo io, un merlo m'ha guardato poi è volato via, io lì come uno scemo a farmi compagnia ma non mi riusciva bene, c'erano le rondini però non le sentivo, c'erano due uomini ma io non li vedevo, neanche loro mi vedevano, mi sentivo invecchiare come fanno i bambini, mi sentivo sbiadire, cancellare dentro, son risalito in macchina, c'era una canzone, non ho capito se le gocce erano sul vetro o sui miei occhi. E non lo so se è giusto tirarvi in faccia questi pezzi di pensieri, queste schegge di segreti, queste confessioni indiscrete, ma lo faccio, buttatele via, giocateci a pallone, ridete ad alta voce o scuotete la testa ma io ho solo questa mancanza, questa assenza, questo dolore e non posso fare a meno di offrirlo. Lo capite, che non posso? Lo capite?

Commenti

  1. Lucio,penso che avesse un gran cuore perche le sue canzoni riuscivano a commuovermi , O forse era solo un abile furbacchione , ma non penso.Oggi tutti sono furbacchioni ma senza alcuna abilità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma ogni grande artista è anche un gran furbacchione. Non è vero il contrario

      Elimina
  2. Lucio, Renato, Pino Daniele .Battisti ( io ci metto anche De Andre', mi perdonerai).E' peggiorata la musica, la vita, siamo invecchiati noi, o cosa ? Come caspita si emoziona un ragazzo, oggi ?
    Francesco

    RispondiElimina
  3. Il citato Zero ha premiato in questi giorni alcuni studenti che si sono cimentati nell' interpretazione di alcune sue canzoni attraverso saggi o opere pittoriche. A latere della manifestazione, cui ha presenziato Marco Travaglio, e nel contesto della mostra a lui dedicata, tutta tesa ad esaltare il valore sociologico e culturale dell' artista e a ripercorrere la storia d' Italia attraverso la sua opera- idea per il vero non originale: l' aveva già fatto il giornalista e scrittore Del Papa in un suo ottimo libro di qualche anno fa- il cantante ha trovato lo spazio per una profonda riflessione sui recenti accadimenti terroristici degli integralisti islamici:"me li inchiappetto".
    Non so che dire, a me questo zero maestro di pensiero e di cultura non convince per niente, mi imbarazza perfino.
    Francesco

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti l'idea è pescata proprio da me: so anche da chi, come e perché. Come del resto certe suggestioni della mostra. Nessun dramma, gli artisti sono anche questo (i tirapiedi un po' meno).

      Elimina
    2. In realtà mi interessava il tuo parere su questa specie di "riabilitazione" culturale di Zero, della quale secondo me lui non avrebbe alcun bisogno. Trent'anni fa- aveva già successo- era un reietto, io mi vergognavo a dire che mi piaceva. E che cazzo, hai stravinto? e mandali a cagare questi intellettuali, tu sei un' altra cosa !

      Elimina
    3. La riabilitazione culturale è atroce grettezza piccoloborgese. Certo se poi si vuole venire presi sul serio come quella rottura di coglioni di de André...

      Elimina
    4. La riabilitazione culturale è atroce grettezza piccoloborgese. Certo se poi si vuole venire presi sul serio come quella rottura di coglioni di de André...

      Elimina

Posta un commento

Post più popolari