LA FELICITA'


Nella mia immagine più bella ci sono anch'io. Sono seduto per terra, sul palco, dietro a tutti, che strimpello la chitarra che Marco ha lasciato per un attimo, Marino sente un suono ma non capisce, si volta, si fa una risata, mi chiama davanti: e chiudiamo tutti insieme con I fought the law (e no, non le so le parole, Marì). In quel momento ho capito di avere messo in piedi davvero una grande serata. Di quelle che, poi, restano. Mica da solo. Anzi, c'è voluto proprio il cuore di tutti. Di Simone Tardella, che ha sposato subito quella che era un'idea incerta. Di Eddy Cilia, che è sceso da Torino apposta – e lui, notoriamente, non si muove, al punto che ho vinto una cena a Marino, il quale era come minimo scettico. Del pubblico, che ha praticamente riempito il Teatro Leopardi di San Ginesio, arrivando da ogni parte e perfino da Trento. E soprattutto dei i ragazzi delle band. Gang e Cheap Wine non hanno detto “sì però”, “sì ma”. Hanno detto semplicemente: sì. Hanno detto: quello che c'è. Così si comportano i grandi artisti e i galantuomini. I quali non si sono smentiti discorrendo con Eddy e me nel pomeriggio, prima di un bello spuntino consumato tutti insieme, artisti e pubblico, nel foyer del teatro. E non si sono smentiti sul palco. I Cheap Wine hanno tirato fuori un concerto acustico (semiacustico, altro che cazzi) di una finezza, di una classe, con un suono talmente cristallino. Qualcosa di delizioso, ed hanno mietuto applausi a scena aperta. Sono grandi musicisti, e non c'è davvero altro da dire. Anzi sì: Marco Diamantini s'è accartocciato, però non ha mai cantato così bene come adesso. Arrivare nel pieno della maturità dopo 19 anni di storia e 10 album, pazzesco. I Gang, questi bastardi che più gli dai dei vecchiacci e più non s'invecchiano mai, si sono presentati in forma come minimo smagliante, con Marino mattatore irresistibile, Sandro un tutt'uno con la sua chitarra e eroico per un acciacco che, ahimè, posso capire meglio di tutti, e una manciata dei loro inni ai quali non si può restare indifferenti, tanta è la passione, incontaminata, alimentata dalla vita con cui li rivestono: si sente proprio che ogni canzone si porta addosso una storia dal vestito quasi materico. E poi vederli insieme, a fare Knockin' on Heaven's Door... Beh, dite quello che volete, ma sono le gioie che ti allungano la vita, e te la dirottano pure. Io non dimenticherò la felicità di ritrovarsi, le lunghe chiacchierate nel backstage, le risate divertite e fragranti di Sandro, la facilità di raccontarsi di Marino, le confidenze con Marco, che conosco davvero da una vita ormai, gli abbracci con Michele e Alessio (l'amicizia viaggia meglio in teatro che su Facebook, porca zozza). E la complicità con Eddy, quel giocare di sponda durante il lungo, partecipatissimo colloquio del preconcerto. Questi sono ragazzi speciali, conoscono gli abissi e la scia di luce per uscirne, nonostante la strada hanno mantenuto un cuore indifeso e lavorare così è come non lavorare affatto, è inseguire una festa che poi vedi esplodere sul palco, con tutti i musicisti che sorridono perché sono felici. Felici di esserci, di essere lì. Alla faccia di chi ci vuole male.

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