I BEATI PAOLI


Perché alla notizia della sua presunta evasione fiscale Gino Paoli è stato sommerso di ironie sul web? Perché siamo tutti rosiconi, d'accordo, perché lui è un vecchio compagno moralista, d'accordo, ma anche per la più semplice, immediata ragione della spocchia. Quando sei percettivamente arrogante, quando hai quella faccia un po' così, con quei baffetti un po' così, quella risata un po' così, insomma quando sembri fatto per stare sui coglioni, è naturale che la gente “si vendichi”. Qui c'è uno che la mena contro il capitalismo, ma gli hanno appena hanno rivoltato le numerose case e ville sulla base di riscontri emersi da telefonate col suo commercialista, già arrestato, che gli avrebbe dirottato un paio di milioncini (provento "nero" delle rosse Feste de l'Unità, che ironia) in Svizzera: reato insopportabile per uno spocchioso ottantenne moralista “dalla parte giusta”. Così che non ho scelta nel riproporre un pezzullo che su Facebook ebbe un discreto successo alcuni mesi fa. Appena riveduto e corretto.
Gino Paoli e Ornella Vanoni, gli eterni amanti, compiono 80 anni. Ecco: chi se ne frega. Sono patetici e lo sono fin da quando facevano i fidanzatini perfetti e un po' maledetti in bianco e nero. Lei è dal 1981 che non ha più niente da dire, lui non ce l'ha mai avuto: il cantante comunista ha sempre e solo cantato languorose cazzate sentimentali tardoromantiche, un Lialo del peggior canzonettismo italico, quasi sempre a giro di do. “Gino, Gino”, e lui fa la faccia da incazzato: ma con chi? “Ornella, Ornella”, e lei che fa la milanese arrogante, quella, abbiamo letto, che se le scappa, si mette a pisciare in mezzo alla strada, dove capita, bel modo di arrivarci, a 80 anni. Beati Paoli & Vanoni, avete rotto i coglioni. Non paghi, adesso entrambi scoprono “il jazz”, certo, come no, nell'illusione che basti biascicare un paio di vocalizzi per stordire i gonzi. Ma per favore. Il jazz sarebbe la cacata da osteria fatta con Danilo Rea? Quello, è il jazz? E che lagna, poi, lei e i toy boys, le canzoni della mala, Strehler con l'acca, la scuola milanese, lui e la compagnia di giro della Sandrelli, la figlia, poi quell'altra, la pallottola nel cuore, l'amico Tenco e Sanremo, la scuola genovese. E basta, cazzo. Ma andassero ad amarsi in qualche casa di riposo di Boccadasse, o magari nel caveau di qualche banca svizzera, sai che frisson monetario, poi lì sì che la stanza non ha più pareti, ma cassettine blindate. Fatte apposte per Gino, Gino, che da presidente Siae difende la tassa sugli smartphone con cui rimpinguare i conti suoi e di quelli come lui ed è proprio il proletario perfetto nonché degno presidente della Società Italiana Autori ed Evasori. 

Commenti

  1. Cazzo! Figurati che ero convinto che il pezzo avrebbe detto che" un conto è l' arte, un conto la vita e però ci vorrebbe coerenza.. ." Vabbè, abbiamo sistemato anche Gino Paoli. Occhio, che non ne restano mica poi molti

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  2. Sulla spocchia sono d'accordo, sull' inconsistenza artistica un po' meno, anche se non è tra i miei preferiti.
    C' è una cosa che mi insospettisce un po', ed è il fatto del comunista. Ti faccio arrabbiare: negli anni 70 eravamo invasi da cantautori comunisti. C'è ne è uno, che ti sia, non dico piaciuto, ma di cui abbia almeno apprezzato qualcosa ?
    Francesco

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    1. DIrei di no: musicalmente erano penosi, culturalmente patetici. Già dopo il ginnasio, da questi non avevo più niente da disimparare

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