TREDICI BAMBINI


Il polso della situazione lo dà Twitter, lo scorri e le prodezze della galassia, della nebulosa Isis non le conti più. Ogni giorno esecuzioni, torture, minacce, stragi. Quella sui 13 ragazzini colpevoli, nella loro povertà, di avere guardato alla televisione la partita della nazionale dell'Iraq, e giustiziati in pubblico, va al di là delle parole. Chissà cosa avranno pensato, quando i custodi della follia sono piombati su di loro interrompendo una felicità di vetro. I genitori neanche hanno potuto recuperare i corpi, temevano di venire massacrati anche loro. Qualcosa che va oltre le stragi, oltre l'eccidio di Charlie Hebro a Parigi che ha tormentato il mondo. Tredici bambini nati per morire, nati per niente, impermeabili ad ogni provvidenza. Tredici bambini a perdere. Ogni discorso si fa inutile, ogni discorso diventa privo di senso. Ho pensato che, se scopro il macello di tredici animali, ci resto offeso tutto il giorno e sofferente e arrabbiato, e rivendico questi sentimenti. I tredici bambini irakeni invece li patisco in modo filtrato, con angoscia lontana. E non è una questione geografica, ma perché è un'ingiustizia troppo grande, troppo assurda e troppo spaventosa. E certo non sarà l'ultima. Bambini giustiziati, bambini giustizieri. Speri solo che siano bugie, ma poi vedi il resto, gli omosessuali gettati dai tetti, le punizioni più crudeli per le motivazioni più spietate. Tredici bambini a perdere spalancano l'abisso di un mondo che non capisco e dove non vorrei vivere. E il cervello si difende, la mente mi porta via, a scrivere righe impotenti e poi nell'oblio dei miei giorni di nulla.

Commenti

  1. scusa , io non uso twitter,ma vuoi dire che gli antioccidentali isis abusano di twitter per mostrare le loro infamie ?

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