IN OCCIDENTE

"Agli eroi di Liwa Shuhada [sigla vicina al fronte al Nusra, braccio di Al Qaeda in Siria] grazie per l'ospitalità e se Dio vuole vediamo la città di Idlib libera quando torniamo"

Pare non sia possibile sentirsi, e manifestarsi, esasperati dalle facce delle ennesime due sconsiderate a caccia di brividi nelle zone meno consigliabili, e poi recuperate con riscatti sanguinosi: sia nel senso di quello che son costati, sia nell'altro, che si tradurranno in nuovi attentati. Perché il pizzo di 12 milioni di dollari (dichiarati) per le due balorde brianzole, è un colossale investimento di morte in favore della pace. Ma non ditelo! I paladini della libertà d'espressione, quelli tutti Charlie Hebro, potrebbero non perdonarvela. Ora, si può capire che esulti un patetico rottame piombato come Erri de Luca, ma quelli che hanno la testa sulle spalle dove sono? Tutti a preoccuparsi di non coincidere con Salvini? Tutti a sposare la causa di chi regolarmente sputa su cosa siamo, dunque anche su loro stessi? Non c'è bisogno di essere patrioti, e personalmente mi sento quanto di più lontano da uno spirito patriottardo: ma questa mania di esaltare ed esultare puntualmente sempre e solo su cosa ci abbruttisce, disprezza, umilia, cancella, non riesco a capirla. Non voglio capirla. Perché non sono uno snob, un hipster, uno sfigato preoccupato solo di “andare controcorrente”.
Qui la situazione è molto semplice, molto chiara. Qui ci sono le chiacchiere, i birignao, le ipocrisie, le contraddizioni di chi è a favore di ogni espressione, purché coincida con la sua. E poi c'è la realtà delle brianzole Greta e Vanessa, come ieri delle due Simone, delle Sgrene che oggi, ringalluzzite, augurano cancri e morte a destra e a manca, gente del tutto incapace di capire, di riflettere, di essere matura, di non mettersi in guai talmente giganteschi che poi non basta uno Stato a risolvere. Sarebbe da frequentarla, da parlarci cinque minuti con questa gente. Che sa niente di religioni, di geopolitica, di elementare cultura generale. Che è inzuppata di luoghi comuni, frasi fatte, ideologie e semplificazioni. E che si butta nei casini più vertiginosi e dopo, quando torna, sana e salva, perché c'è un dio degli sconsiderati che non dorme mai, non perde occasione per balbettare il suo rosario di scemenze: ci hanno trattate benissimo, torneremo subito là, l'occidente deve capire, l'occidente deve convertirsi. Proprio l'occidente che le lascia giocare alle salvatrici del mondo, le riscatta e poi le ripaga con libri, televisione, incarichi giornalistici (vedrete) e, nei casi più interessanti, uno scranno parlamentare. Davvero un occidente porco. Ma dal quale, a questo punto, non se ne vanno più: non risultano casi di feedback islamico, dopo che del capitalismo malato si sono sperimentati i benefici. Dove sta qui il diritto di indignarsi, anzi di incazzarsi di brutto? A parte l'illogicità del tutto, con ipocrisia a corredo, quel che non si regge sta nelle facce di tanti ragazzi che tentano di sopravvivere qui, in occidente, adattandosi ad ogni umiliazione, a qualsiasi lavoro, a tutte le ingiustizie possibili, e per i quali ci saranno solo altre ingiustizie, umiliazioni, vuoti, attese. Sta nella malizia stupida di queste esaltate, nella loro ignoranza, nella supponenza, nella loro fuga dalla realtà di un lavoro umile per cercare fortuna, perché di questo si tratta, dove non ha senso cercarla. Mentre qui, dove tanta gente ha bisogno, ha bisogno davvero, non c'è nessuno che se ne occupi. Qualunquista magari osservarlo. Ma non meno vero, non meno reale e urgente. Sta nel non poterle chiamare certe avventuriere come vanno chiamate, a meno di non coprirsi sotto l'ombrellone della satira (e anche su questa faccenda, le cose andrebbero chiarite, magari con meno superficialità di Bergoglio. Perché sulla solidarietà ai martiri, veri, del giornale francese, non possono esservi riserve; sul senso da dare alla satira, sulla sua estensione, sul gradimento di tanta satira, è lecito interrogarsi e non per piatte questioni di fanatismo mistico, ma proprio di consistenza, di qualità effettiva - mi ci soffermo sul prossimo Faro, in uscita domani. Non è che basta scomodare la satira per avere ragione o per essere un genio. Altrimenti i poveri imbecilli, pavidi oltretutto, che girano da queste parti sarebbero tutti Jacques Tati). 
C'è, per tornare a bomba, qualcosa di insopportabile, di oggettivamente irritante nelle dinamiche di queste sciocche, nelle loro facce imbambolate, negli atteggiamenti falsamente soavi, nei discorsi strampalati, nel difendere il fondamentalismo, nel vaneggiare loro e di chi le prende sul serio, pende dai loro tovaglioli apparecchiati sulle loro testine vuote occidentali. Non è questione di essere o non essere come Salvini, uno che all'occorrenza vaneggia tanto e quanto il papa, al quale però tutto è perdonato. Quello che brucia, è constatare che i cretini, gli estaltati, e anche i paraculi, hanno sempre ragione e se la cavano sempre alla grandissima, magari sulla pelle di chi li salva, o alla faccia di chi è appena esploso. Questi vivono un giorno da “eroi” e una vita da parassiti. Per i banali, i normali, gli ultimi, che magari il mondo, nel loro piccolo, provano a cambiarlo dove il mondo li ha messi, c'è solo irrisione e indifferenza; al massimo, la telefonata sbrigativa di questo curioso papa che ride tanto, pare progressista ma all'occorrenza è tetragono come un pontetice del basso Medioevo. E che comunque si staglia potentemente come figura da poster, ma non da posteri.

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