LA FUCINA


Dopo la buona riuscita del breve corso su informazione, social network e relative insidie, qui nelle Marche, capita l'occasione, tramite una amica insegnante, di “esportarlo” in un istituto lombardo. L'amica ce la mette tutta, propone, spinge, l'idea di spiegare ai suoi giovani e ignari consumatori di internet i retroscena di comportamenti potenzialmente pericolosi, la convince. Ieri mi telefona. Niente. Il progetto non passa, con la seguente motivazione ufficiale: “Perché quello chiede soldi”. Non è proprio così, a richiesta avevo risposto, come facevo sempre: quello che potete, quello che la scuola si sente. La verità è che a questi barboni la cosa non interessava e in lizza c'erano progetti assai più politicamente corretti e pregnanti, ne cito uno solo: corso di transgender, cioè come far diventare tutti i ragazzini sessualmente ubiqui, e mi fermo qui; iniziativa poi bocciata dal preside, due volte don Abbondo, in quanto in contrasto con le ragioni degli islamici (perché c'era anche non so che fascinazione sull'islamismo radicale). Ma alla fine, stupitevi, tutto si è risolto democraticamente in quanto ha trionfato la retrospettiva sui fatidici 70 anni dalla Liberazione, la lotta partigiana, l'antifascismo perenne, l'antimilitarismo pacifista armato, Bella Ciao, Toni Negri, gli anni Settanta come continuazione dell'altra guerra, Berlusconi maiale, ma adesso c'è Salvini il porco colpevole d'avere preso voti alle ultime regionali. Negli anni precedenti, naturalmente, corsi intensivi sul diritto-dovere dell'acqua pubblica, il no al nucleare (che non c'è), l'odio verso il mercato, la riscoperta di Marx, e sarebbero in programma letture collettive del nuovo libro sacro di Picketty. Tutta roba che con la scuola non c'entra, ma c'entra (come diceva Nanni Moretti): basta considerarla, la scuola, per quella che è, cioè non il servizio dell'insegnamento di base ma una fucina di conformismo in batteria, una palestra di indottrinamento, una trasmissione di ideologia. Evidentemente, cosa si rischia a maneggiare male un social network, non è importante. Nemmeno lo è, per dire, una empatica attenzione verso gli animali: a scandagliare la rete, ci si accorge con sgomento di quanta crudeltà, di quanti abbandoni rigurgiti, amici adoranti scaricati da un giorno all'altro perché anziani o ingombranti, e poi le torture, le ferocie gratuite, specie dai ragazzini, specie, ma non solo, nel profondo sud. Niente, non conta. Conta, urge, la guerra partigiana spiegata a degli analfabeti, così poi capiscono almeno che okkupare è la democrazia, le BR (come stava nel mitico Camera-Fabietti di storia) erano compagni che facevano giusto e come, il centro sociale è il nuovo kibbutz, la casa è di chi se la piglia prima. La verità è che le scuole sono sempre la stessa faccenda: allevamenti di fondamentalismi, le private quello cattolico, le pubbliche quello marxista. Poi si spiegano i risultati, si spiega la trasmissione di ignoranza da docenti a discenti (ho incontrato delle autentiche bestie in cattedra, trovando conferma che i concorsi sono delle autentiche farse), e si spiega anche il mistero per nulla gaudioso di vedersi tornare a casa una figlia, 7 anni appena, come mi racconta un amico dell'hinterland milanese, con lo zainetto che scoppia di volantini propagandistici della Fiom-Cigl con l'appello alla sollevazione, anche armata, secondo tradizione di questo glorioso sindacato. Su tutte, una ed una sola rivendicazione: meno tagli, più fondi alla scuola pubblica, che si mangia il 98,8% di risorse nella copertura di personale didattico e paradidattico, vale a dire nella perpetuazione di una ideologia considerata diritto-dovere che sostituisce quello di insegnare. Spiacente, ma aveva ragione quel famoso vecchio pazzo sostenendo, pur se pro domo sua, che i comunisti c'erano, altroché se c'erano, e le pubbliche istituzioni ne erano il regno a partire dalla scuola: una realtà cialtrona, che ti sorveglia sui social (appunto), che discrimina, che rimangia le strette di mano se realizza che di politica attiva non ti occupi, che sei ugualmente critico, che non militi e non appoggi nessuno, che in quelle aule di politica non parlerai. Questa la vera colpa, imperdonabile: non capire che una scuola equivale a un centro sociale okkupato. Posso dire di averne avuto conferma senza eccezioni in giro per istituti scolastici da nord a sud. Poi dice perché uno si butta a destra: perché non ne può più.

Commenti

  1. Mettere tutto insieme e sullo stesso piano Resistenza, lotta partigiana, Toni Negri, Br e FIOM mi sembra un tantino azzardato

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    1. Si vede che non conosci la storia recente, o vuoi non conoscerla. Comunque non pare azzardato alla Scuola, che ne fa un unico calderone ideologico.

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  2. io ho vissuto entrambi gli ambienti, scuola privata e scuola pubblica. infatti ora detesto tutte le ideologie, siano religiose o politiche.
    confermo l'odioso modus operandi della scuola: se non sei di sinistra barricadera sei un nulla da evitare e ignorare. e ho fatto la scuola negli anni '90, non durante gli "anni formidabili".
    vit

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  3. Buona parte del corpo docente è composto da "reduci" del '68 o del '77, quindi è ideologicamente orientato a sinistra, nelle idee e anche nell' insegnamento.
    Sulla continuità tra lotte partigiane e Brigatismo Rosso c'è della letteratura, io ricordo qualcosa che disse Franceschini su una simbolica "consegna delle armi".
    Comunque, i partigiani- anche al netto di certa retorica - hanno contribuito alla liberazione dell' Italia dal nazifacismo a rischio della vita, i brigatisti sono dei delinquenti. Politicizzati, ma sempre delinquenti. E chi volesse mettere gli uni e gli altri sullo stesso piano è un mascalzone. Cosa peraltro che Massimo non mi pare abbia fatto
    Francesco

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    1. Ma le BR - e la Scuola - si ispirano a un certo partigianato, quello delle rese dei conti post Liberazione

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