HO DECISO CHE NON VOGLIO


Tra i soliti sofismi (“Non giudichiamo la persona ma l'atto”) e le usate crudeltà, il Vaticano si scaglia contro Brittany Maynard, che aveva annunciato, e ha mantenuto, il sucidio assistito nella triste constatazione di un tumore cerebrale inoperabile che la condannava. “Morte senza dignità”, ha scolpito il Vaticano. Invece morire perdendo i pezzi, quello sì che è dignitoso. Questi signori non sanno di cosa parlano, sono esseri privi di anima; il loro primus inter pares, che elargisce ricette noglobal su ogni aspetto della società, tace su questa concretissima tragedia personale. Ma l'eterno scagliarsi della Chiesa contro l'umana disperazione non ha scusanti, è cinismo dei più macabri, ottusi, cattivi. L'accanirsi dei buoni cattolici, poi, è degno del fanatismo vaneggiante di chi, per difendere quell'insulto di esistenza che ti resta, è disposto ad ammazzarti. Io so il morire per cancro, più di una persona mi è spirata in braccio. Ho provato ogni stilla del loro interminabile dolore, ho sentito l'ultimo rantolo, l'ultimo battito del polso nella mia mano, ho visto l'ultima luce spegnersi negli occhi, li ho visti restare lì, come pesci, distrutti dalla sofferenza. Ed erano proprio ridotti a pezzi, a brandelli: non c'erano già più. Ho deciso che non voglio; nessuno deve accettare una simile tortura, una simile umiliazione, o almeno deve poterla rifiutare senza venire lapidato, prima e soprattutto dopo. Già la morte è infame, un'ombra che più tenti di spiegarla con la bontà divina e più non ci riesci: quante alternative avrebbe avuto, il Padreterno. Ma la morte come la vogliono gli uomini della misericordia, semplicemente non è accettabile, è di una crudeltà che supera la stessa logica. Le loro questioni dottrinali, qui, sono medievali e assurde. Il loro miracolismo, offensivo. La loro fermezza è ipocrita, perché anche pontefici e cardinali, quando la sofferenza oltrepassa la fede, chiedono, ottengono, di farla finita. Non nascondiamoci dietro al velo della volontà divina, e non fingiamo di scambiare la spietatezza per misericordia. Se davvero l'uomo è stato fatto da Dio, addirittura a sua immagine, allora merita dignità anche nel suo disfarsi. Altro che giudicare chi non accetta lo scempio che lo divora. 

Commenti

  1. Leggevo proprio ieri di Montaigne che direbbe ,almeno mi è sembrato di capire, che la vita andrebbe vissuta fino all'ultimo naturale respiro o rantolo,senza intromissioni. Però allora sarebbero tali anche gli interventi della medicina per prolungarti la vita, o no ? O forse come dici tu potrebbero essere questioni dottrinali medioevali e assurde, che non troverebbero più motivo d'essere di questi tempi.

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    1. Il punto decisivo, e liberale, è la possibilità di scegliere dove e quando fermarsi

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    2. Temo che il discorso non sia cosi' lineare....ci vuole poco per chi vive una situazione al limite come puo'essere una malattia terminale a sentirsi un peso per se stessi e per gli altri. Pensare che l'unica strada percorribile sia una fine affrettata per liberarsi e liberare chi assiste impotente. In questo vivere convulso e pieno di problemi puo'diventare una comoda scorciatoia percorribile e proponibile. E' anche per questo che a mio modesto avviso ha un senso parlare della sacralita' della vita e parlare della responsabilita' che si ha verso chi ci e' prossimo.

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    3. Mai vista gente così sprovvista di umanità come chi dovrebbe avercela per corredo. Dico i preti. Mi ha sempre colpito quella cattiveria, come se il genere umano dovesse soffrire per compensare le loro sofferenze fin dal seminario.

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  2. D'accordo con te su tutta la linea. Da cristiano evangelico (denominazione che uso per semplificare, dato che non è la sede) faccio una precisazione: la Chiesa Cattolica adotta la cultura della sofferenza che nel vangelo non è riportata. Certo, Gesù dice di prendere la propria croce, ma è una croce spirituale, che riguarda la scelta di seguirlo, e i patimenti riguardano la difesa della propria fede che si sceglie di seguire (si leggano gli Atti degli apostoli per capire). Gesù, come è riportato nei vangeli, non ha negato guarigione a nessuno, né ha detto che occorreva soffrire per guadagnarsi il paradiso. Non vedo per quale ragione la Chiesa Cattolica propugni questo, spesso con l'imbarazzo di non sapere o volere spiegare il perché. Non so se Brittany Maynard fosse cristiana e sotto quale confessione, ma aggiungo che la lettera ai Romani al capitolo 12 dice che Dio ha assegnato una misura di fede ciascuno. Se la fede di Brittany arrivava al capire che la grazia era farla finita prima che il male finisse lei, nessun uomo dovrebbe prendersi la briga di giudicare in merito, perché il dolore e la sopportazione dello stesso, sono soggettive. Io, per conto mio, so che Dio guarda ai cuori delle persone. E che dell'opinione degli uomini di stampo farisaica poco gli importa.

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  3. Io non contesto assolutamente alla Chiesa di intervenire su materie che riguardano le coscienze. Rivendico però il diritto dello Stato, che in Italia non è teocratico, di legiferare senza ingerenze del Vaticano e personalmente, con Massimo, vorrei lo facesse secondo principi liberali. Senza alcuna ironia o intento provocatorio: una preghiera per Brittany. e per Eluana. e per Welby.
    Francesco

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  4. Sono fondamentalmente d'accordo sulla libertà di scelta, ma d'altra parte mi chiedo se il dare molta rilevanza mediatica a casi come quello di Brittany, non possa avere un'influenza negativa su quanti dovessero scoprire di avere la stessa malattia. Nel senso che in queste malattie gravi, la speranza gioca un ruolo importante nelle probabilità di guarigione, o perlomeno di convivenza dignitosa con il tumore, e credo che l'eutanasia dovrebbe essere vista come un'opzione disponibile, ma non come unica possibilità.
    Ci sono casi, rarissimi, di persone che sono riuscite a convivere con il glioblastoma per oltre 3 anni(un caso eccezionale, David Servan-Schreiber, addirittura è riuscito a vivere in buone condizioni per ben 19 anni dopo la "sentenza" ). Se queste persone fossero state private totalmente di qualsiasi speranza(purtroppo alcuni medici non hanno tatto, e sono i primi ad uccidere le speranze) , e "abbandonate" all'eutanasia, avrebbero perso una parte importante della propria vita!

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  5. ho perso il 3 novembre la mia mamma per un linfoma,
    gli ultimi giorni della sua esistenza non avevano nulla di dignitoso.
    assolutamente nulla.
    per nessuno , nemmeno per Dio.
    Vp

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  6. "Dio ti è vicino, Dio è contento delle tue sofferenze, Dio ha un progetto, devi accettare quello che Dio ti manda, qualcosa avrai pur fatto per meritartelo" sono le stronzate che mi hanno fatto definitivamente archiviare l'illusione religiosa. Per fortuna.

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  7. Roger Scruton:
    "Ma, davvero, ci dovrebbe essere un diritto all’eutanasia e al suicidio assistito? Per due ragioni ritengo sia pericoloso creare questi diritti. La prima è una preoccupazione generale, condivisa oggi da molti, per una sorta di “inflazione dei diritti”. Tutti nutriamo interesse per la salute, ma dire che io ho un diritto alla salute significa tramutare la mia salute nel tuo dovere. In senso lato, riempire il mondo di diritti vuol dire riempirlo di doveri e, di conseguenza, creare un fardello sempre più pesante, intollerabile ed eventualmente contraddittorio, di cui sia i cittadini in generale sia il governo - che è il loro capro espiatorio preferito - non possono liberarsi. Il diritto all’eutanasia porrebbe ai medici un dilemma impossibile, se ritenessero - come sicuramente farebbero molti - di non avere il dovere di assistere il suicidio in qualunque forma.. Sarebbe oggetto di controversia legale complessa e spiacevole, e ulteriore motivo di discredito della nozione di “diritto” agli occhi della gente comune. La seconda ragione per cui ritengo pericolosa la creazione di questi diritti è che chi traesse beneficio da una morte ne farebbe quasi certamente abuso. Dopo la morte, sarebbe difficile provare che il paziente non stesse esercitando il suo diritto di morire, e, al tempo stesso, sorgerebbero dei punti di domanda su qualunque eredità che provenisse da un decesso per eutanasia. Ancora una volta, ne scaturirebbe vasta controversia legale"

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    1. Poter decidere di sè è la prima delle libertà liberali. Tutto il resto sono sofismi per mascherare una Autorità senza autorità.

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  8. Torno su questo articolo, che credo sia il più importante di tutti- cosa c'è di più importante della vita, della morte e della libertà ?- per segnalare una polemica condotta da Antonio Socci contro Papa Francesco. Questo per dire che quando poi si parla di Cristiani e di Chiesa, in effetti ci si riferisce ad un mondo a sua volta articolato che va dalla Teologia della Rivoluzione ai seguaci di Lefebre

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    1. Forse offenderò la tua sensibilità di sacerdote (anche se la Teologia cui ti riferisci credo sia quella della Liberazione, cioè stupido cattolicesimo in salsa marxista) rispondendo che mi pare una polemica tra un giornalista fanatico e un papa idiota

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    2. Non offendi per nulla la mia sensibilità di sacerdote, offendi la tua intelligenza. Sia chiaro: non è obbligatorio interessarsi delle diatribe interne alla Chiesa, ma sei stato tu ad affrontare il tema

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    3. Assunto che di per sè non significa niente e comunque non implica nè il divieto di scrivere quello che mi pare, né tantomeno il dovere di dare spazio a qualcuno che neanche si svela per chi è e cosa è. La verità è che questo è un papa perfetto per rappresentare la banalità, mai scevra da ipocrisia, della Chiesa.

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