LA GIUSTIZIA ALL'ITALIANA DEL CASO VACCARO


Cose di giustizia all'italiana. All'inizio del 2011 una spedizione punitiva di balordi ammazza a pistolettate il giovane Matteo Vaccaro al Parco Europa di Latina. Vengono condannati in sei a pene pesantissime, uno finisce subito agli arresti domiciliari, dove i carabinieri lo sorprendono stordito di marijuana, quindi evade di corsa e dalla latitanza (verrà successivamente accertato) in Romania, nel settembre dell'anno scorso, scrive a me, poiché mi sono occupato del caso, minacciandomi serenamente come fosse la cosa più naturale del mondo. Segnalo alla struttura di sicurezza specificamente competente che un latitante mi raggiunge via email, e resterà l'ultima volta che ho commesso l'ingenuità di comportarmi da bravo cittadino: se perfino lo Stato ti fa la supercazzora... Con calma, all'inizio del 2014, se lo vanno a prendere: rimpatriato, stava in un casale appena fuori Latina dove aveva festeggiato il santo Natale con la famigliola (anche lei molto frizzante nello scrivermi: conservo tutto l'epistolario). Arriva il processo d'Appello e tutti godono di cospicui sconti di pena: in quattro, tra i quali l'evaso-latitante, escono senza passare dal via. “Sentenza giusta”, dicono naturalmente i giudici: i giornali locali si adeguano (quelli nazionali non si scomodano per così poco, ci sono da riprendere i tweet sessuali della Lucarelli, vuoi mettere?): le sentenze non si commentano. La Corte d'Assise d'Appello è presieduta da Mario Lucio d'Andria, a latere il magistrato-scrittore De Cataldo, oltre, si capisce, ai giudici popolari, cioè praticamente ignari del diritto, giudici di pancia, di suggestione: così funziona, chiamatela democrazia popolare. Adesso, il sostituto procuratore Arcibaldo Miller di persona personalmente ha fatto ricorso in Cassazione per annullare la esemplare sentenza di secondo grado che ha portato in libertà Peruzzi, Toselli, Roma e Ciaravino dopo la condanna in primo grado. Miller vuole un nuovo processo in Corte d'Assise d'Appello per le 4 giovani risorse che si sono viste ridurre la pena di primo grado a 3 anni, 4 mesi e 20 giorni. Come a dire: ah, io non c'entro. Faranno un altro processo, poi un altro e un altro ancora, finché lo stillicidio farà evaporare tutto. La famiglia di Vaccaro è disperata, ma non si dà per vinta: in giudizio hanno tentato di far passare il figlio per un tossico che se l'era cercata, hanno detto che era un semplice regolamento di conti fra balordi. Quando anche, per pura ipotesi, fosse vero, non pare una ragione sufficiente per certe sentenze non diciamo da Far West ma insomma sbrigative, almeno secondo altri giudici, quasi fatte apposta per venire annullate e riproposte ad libitum.

Commenti

  1. Eh...si....ma pure la vittima....proprio col corpo sulla traiettoria del proiettile si doveva mettere? un pò come il ragazzo di Napoli che non ha stretto bene il culo quando gli hanno infilato il compressore....Sò scherzi da ragazzi...suvvia .........e che vogliamo condananrli per un pò di goliardia?

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