IL SUO MONDO


Adesso io non vorrei tornarci sopra, perché c'è di più urgente al mondo e perché dopo i sorcini m'assediano col loro pensiero zero. Ma il fatto è che il relativo Zero, il cantante, dopo tanto promettere sfracelli se la cava con una mostra retrospettiva su se stesso medesimo di persona personalmente, neanche tanto a buon mercato perché andargli a render grazie costa una ventina di euro. Che uno a tutta prima pensa, ma li mortacci se è questo il modo di far soldi facili campando di rendita. Poi però ci ritorni sopra e sospetti che forse non sia tutto lì, che ci sia una cifra più sottile sotto questo Zero autoreferenziale, questo perenne amministrarsi, questo caso più unico che raro di passato dissodato a forza di rivangarlo. Perché dunque un simile carnevale di ricordi, di canzoni, di copertine, immagini, costumi, materiale, pare, inedito e fin qui privatissimo? Il profumo del successo, il suo clamore, non può essere: ne ha più di prima, dopo averlo momentaneamente smarrito. Al limite, non è neanche il passato individuale che insegue, gli artisti vivono nel presente e, ragionando da industriali, nel domani. Io credo che quello che manca, che questa mostra dovrebbe colmare, non sia tanto, come accade a tutti, chi si era in quel passato, ma precisamente il passato. Un'epopea minima che lui visse davvero come nessuno in quel gran casino dove tutto si mescolava con tutto canzoni dischi tour vita carriera sogni incubi incontri polemiche avventure d'ogni genere anzi transgenere. Ha detto il fotografo che ne immortalò i migliori anni, Arpad Kertesz: “Tutto quello che facevamo era bello”. A quella magia io ho visto restare abbarbicati molti comprimari di quel periodo: per non dire tutti, senza sconti. Era quell'artista a rendere unico quel tempo, ma era quel tempo a rendere unico quell'artista. Una congiunzione di passaggi, il cortocircuito tra le residue ingenuità/crudeltà consumistiche e l'albore della globalizzazione. Lui s'infilò nella crepa del presente con i suoi zatteroni. Il periodo d'oro di questo artista sta in una manciata di album, lungo l'arco di un quinquennio. Dopo, partì la sua crisi e, sarà un caso, anche la caduta di un tempo liofilizzato, che spalancava futuri sempre più sterili. Lunga e fortunata, ancorché perigliosa, è (stata) la vita di Renato Zero. Ma una e una sola è la stagione migliore. Ed è quella, che ci chiama dentro e non smette. Per tantissimi mettere su quei dischi, che han dentro il sapore della città, delle stagioni, di un sole mai più visto, vuol dire rimpiangere qualcosa d'incredibile, violento e struggente come nella scena madre del film “Ciao, Nì” dove portano una gran torta di panna che finiscono tutti per tirarsi addosso e c'è un ragazzo sfigato con gli occhiali che pazzamente assurdamente se la spalma in testa e lui, l'artista, il festeggiato, il sole immobile, tramonta risucchiato dalla folla. Il suo pubblico, che è sempre stato più di un pubblico. Mi ha ricordato una volta il suo compositore migliore, Piero Pintucci: “Lui ha speso la vita intera ad essere Renato Zero, quando urla "vi amo!” ci crede davvero”. 
Se noi tutti abbiamo una nostalgia di rasoio per quel tempo troppo enorme, figuriamoci lui. 

Commenti

  1. Oh Massimo, troppo fine ed intellettuale. Io, modestamente, mi sarei un po' stufato di commemorazioni, mostre, celebrazioni. Mica e' morto, per fortuna! Spererei invece in un prossimo disco, con 10 canzoni- non 40- buone, graffianti. Questo è un tempo in cui Zero, se non si è definitivamente rincitrullito, dovrebbe aver da dire molto e bene. Chi, se non lui ?
    Francesco

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  2. Basta autocelebrazioni!
    Ormai è da salotto buono
    Se nn batti più la strada difficilmente puoi narrare questi tempi tristi

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    1. Ma com'è che nessuno mai glielo dice in faccia?

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    2. Io gli direi semplicemente" capisco che gli anni passano e che la cattiveria e la grinta non possono essere più gli stessi di una volta ma c'è un limite a tutto, Renà so contento che sei sereno,che sorridi sempre,che te godi la giornata di sole ma te preferivo quando cantavi veramente per il tossico,l'omosessuale,la mignotta e tt quello che i marciapiedi ti stimolavano"
      Tu che gli diresti?

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    3. Quello che ho già scritto in diversi articoli e in un libro (Chi Sei).

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    4. Si lo so ho letto i tuoi articolo e in parte il libro ma ipotizzavo un faccia a faccia di persona

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    5. Appunto. Certo, dipende dalla situazione (che non credo succederà). Non è che uno capita lì a discutere di massimi sistemi. Fosse mai capitato, avrei ribadito le stesse cose.

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    6. Invece ai sorcini direi: come mai vi ho sentito dire le cose più ignobili, su di lui, sul figlio adottivo, sulla famiglia al completo, nessuno escluso, e poi tutti lì a scodinzolare dal vivo e su facebook a colpi di mi piace per qualsiasi cazzata? Mai vista tanta ipocrisia, tanta morbosa falsità. Incensano e insieme odiano. Se il metro con cui impostare il resto della carriera è questo, Dio scampi e liberi.

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    7. Sai, siamo più o meno coetanei, abbiamo fatto entrambi il liceo classico, e poi giurisprudenza, e in gioventù ci siamo imbattuti in Zero cui, chissà perchè, ci siamo appassionati. Io però su di te ho un vantaggio incolmabile: non ho mai conosciuto i sorcini. Mi compravo i miei dischi,li ascoltavo ( anche a fondo e riflettendoci ), quando era a tiro andavo al concerto, con la fidanzata o qualche amico, e stop. Niente raduni, riviste, fan club ( orrore ). Una specie di vizio solitario. Però, non so come dire, mi pare che questo mi abbia evitato di intossicarmi.
      Francesco

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    8. Continua a non conoscerli, se puoi

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  3. Un po' però glielo hanno detto : i dischi ultimi hanno venduto meno di un sesto di Presente

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    1. Questa però è una faccenda diversa: i due Amo erano obiettivamente insopportabili

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  4. Ora anche i temi nelle scuole sui testi ( molti dei quali non suoi )

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    1. Mi pare una operazione del tutto discutibile, oltre che niente affatto fresca

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    2. Già, e chi sono i membri di commissione ?Travaglio e Pagani, cioè due giornalisti del Fatto

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