E NON CERCARE


Il segreto è forse spogliarsi di tutto. Senza esserne felici, perché la ricetta di tutte le sette, religioni, credenze, non funziona: rinunciare alle passioni non si può, senza ambizione un uomo è morto, persino una pianta si protende al sole. Bella scoperta, accontentarsi del nulla. Non è accontentarsi, è adeguarsi: ogni pretesa in più è autoinganno. Pure, non resta che questo a volte. Lasciarsi cadere di dosso, come foglie gialle, come tappezzerie sfinite ogni tensione, ogni possibile domani. Accettare di subire la rinuncia, qualsiasi essa sia, e quindi un'altra e un'altra ancora. Abituarsi al dolore, la cosa più sbagliata e necessaria. Alzare le braccia e sorridere, arrivando al punto di non chiedere più niente, neppure una ragione, una spiegazione, niente. Questo è spogliarsi di tutto. Questo è il segreto. Non la noluntas, il nirvana, lo zen. È andare oltre la rassegnazione, che di per sé implica una sconfitta. Non c'è gioia in questo abisso, non c'è colore nell'imbuto. Non c'è alcun premio in nessun cielo. La semplice constatazione di un capolinea fino all'estremo di non farsi più tenerezza, di non compatirsi oltre. Non contare su ritorni, vendette, rinascite. Strappare dalla mente l'ineluttabilità di ogni riscatto, accettando una squalifica che spetta di diritto. E non cercare un Dio da ringraziare. Io non ho mai trovato felicità nella felicità e neppure nell'infelicità. È solo diverso, è rinunciare ai momenti, fare quello che ti è dato, ti è richiesto di fare altrimenti sottovivere come un animale, che non si domanda, non leva gli occhi in cielo, si percepisce ma non si presume. Non si pretende più.

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