LO SGUARDO DI MIO PADRE


Tutto ho dovuto scontare, specie la presunzione. Rimproveravo mio padre, senza sapere che chi è sconfitto ha giusto la forza di restare a letto, peso morto, cosa deanimata, immobile non essere battuto da se stesso. Lui invece si alzava, batteva sui vetri della vita come un colibrì impazzito chiuso in un emporio abbandonato. Adesso capisco. Adesso sperimento sulla pelle dell'anima, della coscienza questo non trovare coraggio, orgoglio della mia umanità, dei miei diritti, del mio posto al mondo. E ho solo due gatti, non due figli da difendere. C'è tutto un percorso da fare: parte dalla caduta, prosegue nella spoliazione delle ambizioni, passa per una mitezza sconosciuta, non conquistata ma accettata, insiste nel distacco delle foglie dei sogni, atterra a una calma che non è pace, è mancanza di voglia. Dalla scomparsa della tensione consegue il cancellarsi, l'annullamento di chi sei stato fin qui. Di chi credevi d'esserti. Allora le albe assumono fragranze sconosciute, contorni di rassegnata speranza, come in attesa di una tranquillità. Allora raggiungi la tua età, forse anche la superi; attraverso mille ricadute conquisti la percezione della mancanza d'importanza di quasi ogni cosa. Perfino il balletto delle spiritosaggini e delle urgenze non ha più senso. È una disintossicazione violenta, radicale, non facile, non scontata, subitanea: o ti riesce con un trauma, o non l'avrai.
Adesso io considero lo sguardo di mio padre, che si perdeva lontano, in un passato a me non del tutto ignoto, quando era stato la somma di ambizioni e di errori che mettevano insieme un uomo. Adesso soppeso quel distacco di ferita, che allora gl'imputavo. “Lasciatemi tornare all'antica libertà, alla mia vita passata perché mi resusciti dalla morte presente”, dice Sancio Panza. Ritrovarsi Don Chisciotte svuotato, alla fine del viaggio, è più dura.
Adesso che posso rispecchiarmi nell'assenza di mio padre, ho scoperto che un Dio non esiste solo perché lo inventi, non c'è se lo invochi; se gli credi. Ma abbandonarne l'idea, cavarsela da solo nel tempo, priva di senso quasi tutto il tuo tempo, quello bruciato, quello che rimane. Le religioni tutte predicano il distacco, ma dimenticano di aggiungere: è medicina che stordisce, non guarisce, è l'approdo obbligato contro un vicolo cieco, oltre quello non vai. 

Commenti

  1. leggo sempre con grande piacere le tue riflessioni sul vivere, in versi o in prosa che siano....mi aiutano a percepire il senso o il non senso della vita, a seconda dei punti di vista. ovviamente...e mia aiutano ad affrontare le fatiche e i dolori del giorno ricordandomi quello che alla fine è un uomo......
    Davide; Milano.

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