Depressi:
la malattia, l'alibi, la moda. Siamo depressi perché fa comodo,
perché non possiamo farne a meno, perché abbiamo ragione di
esserlo. Tra la morale cubista di chi passa dalla nudità alla
camicia di forza della rete, appena tocca a lui (a lei); le stronze
gonfie di sé che alla prima occasione si sgonfiano come palloncine
gonfiate; le manie criminali che si dilatano per emulazione; la
prigionia che chiamamo libertà (ma una ragnatela può essere altro
che questo?); l'inutilità di tanti mediocri promossi assessori,
sindaci, amministratori del nulla; la ferocia che si trasmette di
generazione in generazione a quelli che non la temono; i soliti
feticci, dalla mafia con cui (non) convivere al Libro come totem;
alle epifanie, forse finali di talenti che a lungo c'infiammarono (da
Patty Pravo a David Bowie); alla scelta di vivere o morire su (e per)
Twitter... Siamo depressi: come non esserlo? Il Faro 20, sempre più
ricco, sempre più curioso e critico. Sempre più vostro.

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