BEGGARS BANQUET


“Come avete fatto a non capire, a non sapere?” chiedono i lettori, alcuni sinceramente dispiaciuti, altri col fondo di malignità che è tipico dei meschini. Abbiamo fatto che la vita non è una equazione, è fatta di fatica, di difficoltà, di necessità di sopravvivere come si può e questo chi se ne approfitta lo sa perfettamente. Abbiamo fatto che, specie per chi vive e lavora fisicamente distante, le priorità sono altre, sono appunto vivere e lavorare. Magari in mezzo a lutti e drammi che non mancano mai. Abbiamo fatto che in quel giornale sono passate decine, centinaia di collaboratori, diversi per età, formazione, convinzioni, ambiti professionali e nessuno si era mai accorto di farsi prendere in giro: possibile fossimo tutti dei perfetti imbecilli? Ammettiamolo pure, a beneficio dei lettori maligni i quali però dovrebbero considerare che, se lavori con qualcuno per dieci, quindici, vent'anni, un minimo di fiducia gliela devi dare, un beneficio d'inventario deve pur esserci, nessuno lavora con un giornale del quale appena può va a spulciare bilanci e voci di spesa, sulle quali tra l'altro non riceve alcuna informazione. Poi le cose precipitano, cominciano a volare gli stracci, gli ex sodali si azzannano fra loro, si pubblicano contro email o libri come bordate nelle quali svelano tutto quello che per anni avevano taciuto o contraddetto, e le cose prendono un'altra piega, un'altro senso.

Tutti imbecilli, i collaboratori al Mucchio? Sì, forse, ma anche gente che lavorava, che credeva in un progetto sentendosi dire inesorabilmente che non c'era una lira, che la barca era la stessa per tutti, che le vendite erano poche e le spese troppe, che si stava alla canna del gas, che i costi per la carta e la distribuzione si mangiavano tutto, che l'importante era resistere tutti insieme. E ciascuno, a modo suo, resisteva, ha resistito fin che ha potuto, mettendo in conto le inevitabili disinvolture del caso, sia pure entro i limiti della contingenza e della decenza. E poi s'è arreso all'evidenza. Tardiva. Tutti idioti, evidentemente. Noi ma anche i non pochi lettori lasciatisi convincere, coinvolgere in una fra le trovate più imbarazzanti dall'invenzione della stampa: un giornale che, ricevendo ogni anno mezzo milione di euro di fondi pubblici, chiedeva a chi lo legge di pompare altri soldi per tappare le voragini. Le nostre recriminazioni, sulle quali adesso ci dilunghiamo, servono anche a questi lettori: nostro malgrado stiamo facendo giornalismo d'inchiesta, sulla nostra pelle ma anche a loro beneficio.

A una prima, incredula impressione, altro che stessa barca: qualcuno aveva trovato un transatlantico o la classica vecchia zia, alla faccia dei collaboratori che stavano su un canotto se non una zattera. Ora, abbiamo troppo rispetto per scagliare accuse alla cieca: preferiamo, in questa sede, rivolgere domande, almeno le più semplici e immediate, pur non aspettandoci, come è già successo, altro che silenzio: il che a suo modo è già una risposta. Per esempio, affiorano impressionanti costi del lavoro relativi ai soci della cooperativa: ora, considerato che, ad esempio, il sottoscritto, tra i pochissimi membri pro tempore in effettiva funzione di giornalista, costava alla suddetta cooperativa 4mila euro e spiccioli l'anno tutto compreso (riscrivo: quattromila euro e spiccioli l'anno tutto compreso) e non ha mai percepito non si dica un centesimo, ma neppure sentore di altri emolumenti, in qualsiasi forma, circostanza o parvenza: dove andavano a finire le 150, 160mila euro residue ogni anno? Il parco macchine della testata schierava fino a poco tempo fa tre automezzi, non esattamente utilitarie, con spese di mantenimento mensili pari a 1500-1700 euro; fa un pieno per ciascun veicolo ogni 3/4 giorni, un paio la settimana: per andare dove? Sulla luna? La corresponsione ai soli soci gerenti degli effettivi emolumenti, a quanto ammontava nella totalità, e secondo quali proporzioni tra forme dirette e indirette? Poi ci sono altre spese, di rappresentanza o di amministrazione straordinaria o per canoni di locazione o leasing, o ancora per dotazione di strumentazioni elettroniche, rimborsi a piè di lista, dettagli che lasciano perplessi. E perché la sede del giornale finisce per coincidere con la sede privata di chi lo dirige? Le spese di vita vengono forse assorbite da quelle dell'arte? Qui ci fermiamo, non essendo utile affliggere chi legge con reminiscenze universitarie di diritto civile e commerciale.

Però non credano, i lettori: certe domande ce le facciamo pure noialtri, magari tardive, magari postume. Per dire, l'ultima mail che conservo dell'ex direttore defenestrato, recante l'ennesima presa in giro nei miei confronti, si chiude con un congedo a suo modo profetico: “Quando finirà anche questa avventura [di “Suono”], m'inventerò qualche altra cosa per pagare l'affitto”. Lì per lì uno, stanco, nauseato, si limita a bofonchiare fra sé: ma va' all'inferno, tu, chi ti ha seguito, chi t'ha segato, la barca, la libera informazione, l'antagonismo, il moralismo, il Mucchio e tutto il resto. Poi, a distanza di tempo, brilla una lampadina: ma quale affitto, quale cazzo di affitto se vivi in un “casale rock”, di tua proprietà, interamente ristrutturato? E con quali mandrakate, se era tutto un piangere? Anche di questo, ci si dovrà occupare.

Commenti

  1. Tutta questa storia è quasi ai limiti dell'assurdo, ma di sicuro serve da lezione: sono davvero pochi quelli di cui ci si può fidare. E parlo da lettore...

    un abbraccio

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  2. Sono anni che ripeto la stessa frase (a me stessa e agli altri) ...ma i controlli dove stanno? I controlli da parte delle pubbliche amministrazioni che erogano i contributi, i controlli fiscali.
    Ma è mai possibile che in questa italianetta che ancora ha la faccia tosta di definirsi stato democratico, si permetta di fare perdere il lavoro a gente che crede in ciò che fa, che crede in ciò che viene detto o concordato. E, soprattutto, perchè non ci dovrebbe credere? Tra i lettori del Mucchio,quelli delusi e schifati,c'è almeno uno che lavora in un ufficio della finanza? Possibilmente di Roma.

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  3. Belle domande. Anche perché qualche lettore in ottima fede pretenderebbe di sostituire alla Finanza gli ex collaboratori.

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  4. "Dovevi sapere e basta, adesso è tardi, coglione o peggio..."
    (messaggio privato e filtrato da affermazioni offensive. non firmato)

    Quando io ho cominciato a sapere, venivo da 10 anni che avrebbero accoppato l'incredibile Hulk. E non volevo più sapere niente, volevo solo farla finita. Pare che io abbia sbagliato a non darmi ascolto.
    mdp

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  5. Dovevi sapere e basta, adesso è tardi, coglione o peggio..."
    (messaggio privato e filtrato da affermazioni offensive. non firmato)

    ecco un'altro illuminato , dall'intelligenza sterminata e sensibilita' profondissima.
    Peccato : abbiamo un essere superiore e non lo utilizziamo per salvare il Paese.
    Vp

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  6. Il mondo si divide in furbi e in fessi...

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  7. Me l'avevano detto, ma saperlo non basta a capirlo.

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  8. Semplice, incontri Stefani con una scusa e gli spacchi la faccia !

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  9. E alla Mucchiassassina? Le tiro un vocabolario?

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  10. Spero di essere perdonato se apparentemente rigiro il coltello nella piaga, ma non posso fare a meno di chiederlo: io ero l'unico che leggeva "My Private Life" e strabiliavo di fronte ai viaggi, alle spese folli, al lusso e alla bella vita che traspariva da quei scritti? Per anni mi sono domandato come diavolo ci si potesse permettere tutta quella roba dirigendo una rivista musicale con qualche migliaio di copie di venduto. Non ho alcun motivo per non credere alla buona fede di Massimo Del Papa, ma trovo davvero assurdo che nessuno dei collaboratori del Mucchio, ai tempi, abbia fatto le mie stesse, banalissime, considerazioni.

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  11. Quindi dovevamo essere noi i Befera della situazione? In giro per il mondo ormai ci vanno anche le commesse.

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  12. E poi, se dico che io quella roba la saltavo a piè pari, tanto non vengo creduto.

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  13. Anche la Mucchiassassina, dopo, scriveva, anche se una private life apparentemente diversa: chiamava a raccolta i borsellini. E i lettori, pur edotti dalla private life precedente, scucivano.

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  14. "Qui c'è da studiarsi bene tutte le carte, anche un tecnico ha bisogno di tempo, non è cosa di un attimo. Certo, la una prima impressione non è rassicurante..."
    (Roberto, Castelfranco, via email)

    La pretesa che tutti noi, dagli editoriali di uno che si vantava di andare a donne (e che personalmente saltavo quasi sempre), ricostruissimo una complessa situazione aziendale, non è in malafede: è da ricovero. Poi c'era anche la parte di chi non scriveva. Dovevamo "sapere" anche quella, evidentemente.

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  15. "Max & Max le due merde. Onore al Mucchio"
    (anonimo via email)

    Casomai odore, a questo punto...

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    1. comunque vi state tutti sbagliando perchè io ricordo che stèfani scrisse di essersi comprato il casale rock vendendo la propria collezione di vinili.

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  16. Mea culpa che non leggevo certa letteratura. A me però disse trattarsi di minuscolo rudere sperduto e non sono mai andato a controllare.

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  17. Dopo anni di conoscenza di una persona di solito uno un'idea se la fa, va bene fidarsi ma occorre sempre stare con le antenne tese, specie sul lavoro, possibile che qualche dubbio non sia mai venuto a galla ?..qui ha ragione il divo Giulio "a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca" !

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  18. No, ero pieno di dubbi ma mi divertivo a farmi inculare. Confortato da tanti lettori senza ombra di dubbio.

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  19. Ma tanta gente che scrive, ci ha mai lavorato in un giornale, per di più a distanza, o si limita a leggerli?

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