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“SIC TRANSIT MUNDI”

Mi arriva, ostinatamente, l'ultimo, esilissimo numero del Mucchio, forse di fatto visto che lo prendo e prima di metterlo nel mucchio di cose da smammare, chissà perché, stavolta lo sfoglio. Dentro non trovo più niente, fenomeni complessi come il grillismo liquidati prendendo a prestito un paio di pagine di un libro, si capisce che nessuno è più in grado di affrontare una attualità fattasi troppo impegnativa, non bastano quattro ragazzini tremolanti a mettere insieme una rivista. In compenso si trova scritto, in una riga, che un altro fra i collaboratori più esperti, più solidi, se ne va (e immagino perché), con la stratega-direttrice che, nell'impeccabile prosa che la contraddistingue, farfuglia qualcosa sull'interrogarsi circa la “temporalità” del giornale. Sic transit mundi, direbbe uno che sapeva il latino. Ma resto convinto che sarebbe bastato poco a salvarsi e continuare, forse meglio di prima. Un po' più di umiltà, di correttezza con chi ci lavorava, meno balle e quel minimo rispetto senza il quale non si va avanti. Invece si cullavano sogni di vendetta, di potere e di gloria personale, sempre lì, prigionieri del mantra “siamo il miglior giornale italiano” (e perché limitarsi così?). Ci si appiccicavano patetiche mostrine, le medagliette di latta. Si passava dalla piena fiducia alla fronda, senza ragione, senza presupposti, in un modo per me incomprensibile e mi son sempre chiesto se e quanto non influissero le influenze strampalate e malevole di chissà chi. Ci si credeva necessari e sufficienti, con la spocchia come consigliera. Ci si impancava a giornalisti, direttori, timonieri all'insegna del “siamo tutti sulla stessa barca.” De sprofundis.

Commenti

  1. uno dei motivi del perche' non leggevo il mucchio e' l'aria di suppenenza che emanavano i signori che cercavano di scrivere di musica.
    Tu eri l'unico potabile , il resto : fuffa di vario genere : ideologia, narcisistica , opportunistrica da club degli eletti (tipico del fenomeno che ruota attorno allo pseduo indie italiana ) e politica.
    amen
    Vp ( musicista )

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  2. "potabile", a me, non me l'ha mai detto nessuno. però non è male.

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  3. potabile perche' leggerti, non mi fa condividere tutto cio' che scrivi ma, il fatto che la lettura non mi crea nausea, e' gia' degno di rispetto ( cio' che ci comunichi).
    eppoi, potabile , richiama qualcosa di non sporco, tossico , quasi puro.
    non male , no.
    abbraccio,grande
    vp

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  4. no,
    nel bene o nel male, col mucchio siamo cresciuti, abbiamo imparato a conoscere musicisti e musiche ai quali nei primi anni ottanta sarebbe stato altrimenti molto complicato accedere.
    Con il muccchio abbiamo imparato a ragionare ognuno con la propria testa, senza troppi pregiudizi.
    abbiamo letto Tettamanti, Giallo, Bianchini, Bertoncelli, e, perchè no, Del Papa.
    abbiamo riso con le recensioni dei 45 giri di Cilia, comprato i vinili consigliati da Cotto, Guglielmi, Petitti (ma mai hall & Oates, perchè nessuno è perfetto), Carù e, qualche volta, Stefani.
    E' finita male, malissimo, ma credo che se il mucchio non fosse esistito, sarebbe stato molto peggio, per me almeno.............
    gassa

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  5. Totalmente d'accordo con gassa. Ultimamente è venuto furoi un verminaio sul Mucchio, ma un pò di nostalgia da vecchio lettore posso concedermela.
    Rusty

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  6. in effetti il mucchio di adesso è diventato qualcosa di molto triste...
    ma l'avete letto l'articolo sul concerto di nick cave?? roba da dodicenne di fronte ad una boyband... i nuovi collaboratori sono mezze seghe pronte a sbavare su ogni nuovo fantasmino consigliato da pitchfork e i contenuti (così come le migliori rubriche) sono scomparse. E l'impaginazione è un incrocio tra rumore e R.S.
    Quello che non sopporto sono poi le colonne sonore suggerite a fianco degli articoli (tipo XL). Non so ancora perchè lo compro... forse mi illudo che torni quello di prima almeno un pò... mah!
    ALE

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  7. il mucchio odierno ha perduto, oltre che pagine, anche spessore e qualita' di pari passo con l'abbandono delle firme piu' prestigiose...e' rimasto solo federico guglielmi a tenere in piedi la baracca...certo esperienza e capacita' non gli mancano ma non puo' fare tutto lui!! in particolare le nuove firme sono impalpabili, penso alla lalli e alla durastanti che scrivono del nulla...damir ivic purtroppo si occupa di musica(?)che non puo' circolare e non si puo' vivere solo di classic rock! sarebbe utile recuperare qualche collaboratore del passato che potrebbe ridare sostanza agli editoriali (penso in particolare ad alessandro robecchi) pero' nessuno ormai lavora solo per la gloria...ci vorrebbe un direttore con un briciolo di carisma...e cosi' in silenzio (ma non troppo) se ne va in malo modo una rivista che nel suo piccolo ha fatto la storia musicale nel nostro paese...ah dimenticavo grande e inutile cazzata il cambiamento della grafica

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  8. e va beh, passiamo pure questa. che poi sennò dicono che non sono democratico.

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  9. paolo stradi7 marzo 2013 22:40

    Vorrei ricordare che gli unici che leggono (e acquistano) di musica sono coloro che lo facevano 30 o 40 anni fa. Non credo sia un caso che la rivista che vende di più sia il Buscadero. Per cui il Classic Rock è quello che, giustamente dico io, "tira" di più.

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