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| Una penosa follia contagiosa |
MEDUSA
Dissiperò
Il mio capitale
Al vento le do queste
parole
Fragile e perduta eredità
D'uno spento appassire
Che scioglie al sole come
una medusa
Mi sbaglierò
Ma qui non c'è più
niente da salvare
Scusa sorte, io ai
capricci tuoi
Non ci sto più
Casomai
Mi evaporo così
Chiuso in un sorriso
senza viso
Via da qui, via dallo
spazio mio
Che non ho mai. Via
Da tutti i miei guai
Via! Se dev'essere, sia
Un'uscita dal retro,
senza addio
Senza tragedie, senza
temporali
Che non è proprio il
caso. E niente squali
Ai funerali. Se ne va un
bambino
Uno che non è stato mai
nessuno
Non esisto. Non sono il
tuo Cristo
Anche se ho pregato,
bestemmiato
E provato a tingere di
rosa
Una penosa follia
contagiosa
I portafortuna, i
talismani
Non risparmiano mai dalla
rovina
Ma non avrei scambiato, e
tu lo sai
Le mie poesie con le loro
pose.
Se soltanto Tu m'avessi
arato
Coltivando questo tempo
vuoto
Scommetterei ancora su me
stesso
Ma non così. Non
inchiodato qui.
Adesso basta. Non lo
reggo il mondo
Come pesa e non mi son
piegato
Per secoli di giornate
infinite
Via mi mando. Quel che
avevo da dire
L'ho spremuto dal cuore.
Non c'è altro
Ora posso sparire
Orgoglioso delle mie
ferite
Delle notti stentate, del
mio niente
Fatto di coraggio
disperato
E disatteso. Tace la
medusa.
Basta parole. Basta
tamponare
E' tempo di
andare

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