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CHI AMMORBA IL PO



CHI AMMORBA IL PO
Non è neppure razzismo, e non è spettacolo, sia pure di infimo livello. È qualcosa di peggio, e che definire non si può, forse, senza lasciarsene contaminare. A Udine c'è un capogruppo della Lega o di quel che ne rimane, e tante cose si spiegano, il quale, a proposito della giovane indiana uccisa dal marito e gettata nel Po a Fiorenzuola d'Arda, sostiene che avrebbe “inquinato il nostro sacro fiume”. Ora, la dignità di un Paese starebbe nel prendere questo soggetto, questo Luca Dordolo, e metterlo in condizioni di non fare più danni, almeno pubblicamente: di problemi ne abbiamo già tanti. Invece lo si invita alle trasmissioni, sia pure con la scusa di sputtanarlo, secondo l'aurea regola “tutto quanto fa spettacolo”. Ma non è un bello spettacolo, è semplicemente qualcosa di evitabile. A che serve interpellare uno che esprime certe convinzioni? Dobbiamo mettterla sul piano della logica? No, non si può cadere nel tranello di affrontare qualcosa di demenziale con la ragione, basterà annotare come sia facile ottenere i 5 minuti di squallida notorietà: è sufficiente mettere qualche grugnito su un social network (perché questo è avvenuto) e il mondo, o se non altro qualcuno, parlerà con te e soprattutto di te, non importa se in bene o in male come insegnava Oscar Wilde, che non val la pena di spiegare a un Dordolo chi fosse.

Però qualcosa, sempre tenendoci sul crinale della vergogna, possiamo replicare ai pochi o troppi Dordolo che infestano le sponde del sacro fiume. E cioè che il Po è stato scientificamente avvelenato, nei decenni della ricostruzione industriale, dai tanti allevamenti e porcilaie che ci hanno scaricato dentro fiumi di liquame di capi di bestiame, dalle aziende che gli convogliavano le loro scorie, dai rifiuti biologici e organici e da qualsiasi porcheria non servisse più all'operosa gente del grande fiume, a volte nel silenzio-assenso degli organismi di controllo, delle Assl, dei sindacati, di tutti quanti in coro e massime dei leghisti che trenta o quarant'anni fa non sapevano ancora di esserlo, ma lo erano dentro e non si peritavano di ammazzare il loro “grande fiume” che oggi, tra le altre cose, usano come aperitivo nell'ampollina, coi risultati che poi a volte si riscontrano. Quanti mutaforma si aggirano oggi in Padania?
Queste non sono insinuazioni e neppure segreti di Pulcinella, questa è storia, basta interpellare un lombardo qualsiasi, a caso nella vasta pianura padana, per vederlo mettersi a ridere (o a piangere) se interpellato sul punto; lo stesso Giorgio Bocca ci ha scritto sopra pagine accorate e indimenticabili.
Ed è curioso (oltre che ignobile, pleonasticamente), che Dordolo parli del Gange in cui “si macellano vacche e maiali”, giustapponendoli alla giovane indiana massacrata e abbandonata nel Po. Dove è accaduto proprio questo, con l'unica differenza che a finirci erano avanzi di animali già macellati, a prescindere dal trascurabile dettaglio per cui il lavacro nel Gange non ha niente a che vedere coi bovini ed è un rituale indù, non musulmano. In questo Paese ci si agita per tutto, e a volte a sproposito: non ci starebbe male, questa volta, una mobilitazione-lampo, magari anche solo via internet, per rimuovere a nome del genere umano, di cui la sventurata Kaur Balwinde, 27 anni, incinta di 3 mesi, faceva parte, uno come Dordolo da qualsiasi carica pubblica, proprio perché pubblica, alimentata, mantenuta con soldi pubblici, cioè della cittadinanza, cioè in soldoni delle tasse. Perché tanto nessuno se ne vergognerà abbastanza, e Dordolo resterà dov'è. Ma è giusto che una quota di tributi serva a mantenere il ruolo di un Dordolo? Uno che vuol prendere “a mestolate in bocca” i musulmani, divertendosi in modo così umiliante (per noi) con i loro drammi, a prescindere da ogni altra considerazione? Se i musulmani che accoppano le loro compagne vanno presi a mestolate sui denti, i Dordolo che trattano le vittime come rifiuti organici, come andrebbero gestiti?
Ed è giusto, caro Giuseppe Cruciani, chiamare in trasmissione roba così? Eppure puoi fare di meglio, hai fatto un libro, onesto e coraggioso, su quello scarto del terrorismo che si chiama Cesare Battisti. Perché buttarsi via a questo modo? Sì, l'abbiamo capito che alla “Zanzara” i freaks fanno gola, fanno audience, fanno parlare, eccetera. Ma si fa torto alla propria intelligenza, perché per uno “che ha studiato”, come Cruciani o il fido Parenzo, è fin troppo facile demolirli, dare dei dei cretini in diretta a soggetti così. È come sparare su un carro bestiame. E non si venga, per carità, a scomodare (a sproposito) la fatidica democrazia, che qui proprio è l'esatto contrario, il termine tecnico di una simile dilatazione mediatica è: metastasi. C'è più dignità nel lasciarli dove sono, i Dordolo, perché già solo il lasciarli rigrugnire in diretta puzza di complicità, di stare al gioco. Che è un modo troppo, troppo, ribaldo di fare gli irriverenti, i liberi, le new big star dell'infotainment e anche di fare la radio.

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