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| E se fosse la banalità del male? |
IL
COLPEVOLE PREFERITO
Siamo
sempre sul filo del silenzio per l'attentato di Brindisi, la cui
mancata rivendicazione avrebbe dovuto consigliare un po' di prudenza.
Invece tutti sono subito corsi a cercare il loro colpevole preferito,
identificandolo quasi universalmente con il più facile. La mafia.
Noncuranti del fatto che la mafia – tutto è possibile, intendiamoci
– non ha mai agito così, e non perché sia più umana di altri
criminali ma semplicemente perché a far saltare per aria i ragazzini
di una scuola si gioca quel consenso sordo, e sordido, sul quale
sempre riposa; inoltre non è il suo modo di delinquere; inoltre gli
inquirenti, che hanno sempre punti fermi da cui partire, sono
sembrati annaspare nel fumo, privi, evidentemente, di presupposti
quali faide tra bande, elementi di ritorsione eccetera.
Ma
non c'è stato niente da fare e tutti sono corsi ad additare, in modo
del tutto generico, la locale Sacra corona: i politici del luogo, per
accreditarsi come legalitari; l'immancabile don Ciotti di Libera, che
fa incetta di terreni confiscati ad ex mafiosi e che ha fatto un
discorso di delirante retorica: la scuola è scomoda, la mafia la
teme perché teme il futuro; concetti fatti di nuvole, subito
adottati da qualche insegnante esaltato e frustrato, in base al più
patologico dei ragionamenti, ancorché sotteso: nessuno ci considera,
almeno la mafia sì. Poi i ragazzini con i loro striscioni, diverse
specie di parassiti sociali e mediatici, e i commentatori e giornalisti più
spericolati, come il Fatto che ha individuato improbabili connessioni
col genitore di una delle ragazze ferite, che aveva collaborato
proprio con Libera. Ora, conosciamo bene il cerchio magico
Libera-Fatto-Emergency con relativi politicanti a supporto, un
coacervo a base di informazione faziosa, antimafia faziosa, politica
faziosa e impegno sociale fazioso, che si ritiene nel bene e nel male
al centro del mondo. Però individuare una coincidenza del genere non
significa niente, bisognerebbe dimostrare che il bersaglio era
proprio la figlia di quel collaboratore di Libera in mezzo a 500
studentesse colpite a caso. Altrimenti, il “fatto” ha il sapore
di un'allusione. E infatti tutto questo correre a scomodare la mafia,
oltre che rassicurante, è parecchio allusivo: si può subito tirare
in ballo la trattativa stato-mafia, i servizi deviati, il ruolo di
Andreotti (magnifica ossessione del giudice Caselli, fraterno
collaboratore di Ciotti, Libera, Gruppo Abele), e, soprattutto,
quello di Berlusconi (idem con il Fatto). E il cerchio facilmente si
chiude. Liberi di non crederci, ma io ho sentito gente dire che le
bomb(ol)e le aveva messe Berlusconi. Da
cui l'ipocrisia di una “protesta” che ha attraversato l'Italia:
protesta contro che, contro chi, se ancora non lo si conosce? Contro
la violenza, certo, contro la cattiveria. Ma, soprattutto, contro chi
pensiamo noi. E poi l'importante è farsi vedere, farsi sentire. A
questa stregua, bisognerebbe protestare in piazza a tutte le ore di
ogni giorno, considerato quante stragi perfettamente evitabili, e
quelle sì provviste di colpevoli subito individuati, si verificano
sulle strade.
Va
ripetuto, perché poi è facile lasciarsi fraintendere: tutto può
essere. Ma può essere pure il contrario di tutto, e se io fossi un
investigatore non potrei cullarmi sulle certezze infantili (o
interessate); qui faccio il cronista, ed ho lo stesso obbligo morale,
nel mio piccolo. E allora, avendo bene o male studiato il fenomeno
mafioso per anni, ed essendomi anche occupato di cronaca nera (per 20
anni), scrivo che, allo stato dei fatti, la pista mafiosa non
convince, o meglio sfugge. Per quanto già scritto, e perché nessuna
azione dello Stato al momento suggerisce una reazione così
traumatizzante. Il che, naturalmente, non porta ad escluderla di per
sé. Stiamo interrogandoci su mafiosi, la gentaglia più ignobile che
si possa immaginare. Diciamo solo che, al momento, sembrano
continuare a mancare i fondamenti di un sospetto e le ipotesi
riposano più che altro su suggestioni di natura ideologica o di
volgare calcolo politico.
Restano
due possibili alternative. Una è il classico atto di terrorismo, che
però sembrerebbe tutt'altro che classico e, ancora una volta,
forzato: non si è mai vista una formazione sovversiva che identifica
il potere da abbattere in un istituto di ragazzine, men che meno nel
sud provinciale, non metropolitano; peraltro, il terrorismo di stampo
anarcoinsurrezionalista ha avuto scarso appeal nelle ricostruzioni
del possibile, anche perché, per dirla come va detta, è una
situazione esecrata a parole, ma ambiguamente condivisa nelle parole
che non si dicono, sia da molta politica che da parecchia
“informzione” che a diversi livelli sociali. Le pistolettate ai
manager, le bombette, vengono spesso percepite come gli atti di “giustizia”
che altri si scomodano a compiere in vece di un popolo che non ne ha
il coraggio. Aberrante, ma così è: fatevi un giro per la rete, per
cominciare; dopodiché, posso produrre io alcuni messaggi imbecilli.
L'unico ad averci puntato è Grillo, però per addossarlo, manco a
dirlo, a una provocazione del potere: ed è lo stesso signore che
difendeva bombe e rivolte in Valsusa e non solo. Votatelo, se potete.
In ogni modo, neppure da questa parte è giunta l'ombra di una
rivendicazione, neppure strumentale, neppure sciacallesca.
L'atto
del folle, infine, non piace proprio a nessuno perché troppo facile
e insieme difficile da imputare ad altri che ai responsabili. Se non
c'è un potere (o un Cavaliere) da chiamare in causa, se l'orrore sta
nella banalità del male, nella normalità che ha smarrito se stessa,
non si vendono notizie, non c'è gusto e affiorano invece alcune
domande che conviene non farsi.
Tutto
può essere e, al momento, tutto può non essere. Intanto, 24 ore
dopo l'esplosione, a Brindisi hanno portato in Questura due sospetti.
Uno è un ex militare con un parente che vende bombole di gas simili
a quelle usate per l'esplosione. Se è lui, più che un terrorista,
come si ipotizza, è un demente mitomane, un narciso ossessionato,
sul modello di certi inquietanti scenari americani. Non resta che
aspettare, ma temo che molti saranno indotti ad avvoltolarsi nelle
loro parole stupide, cosa che peraltro faranno, aggiungendone di
altre ancor più stupide, anziché andarsi a nascondere.

Sai una cosa però? Se fosse l'ultima ipotesi, quella del mitomane (che tra l'altro mi pare la più probabile, questo a istinto perché non mi sono mai occupato di cronaca nera di questo tipo), il fatto diventerebbe paradossalmente rassicurante. Niente complotti mafia-stato, niente terroristi, nessun nemico e sul campo, solo una ragazzina di sedici anni, e le sue coetanee che si porteranno appresso questa tragedia per la vita. La notizia finirà nel dimenticatoio perché le attenzioni saranno sul mitomane, che diventerà mito. Contattiamo i bookmakers?
RispondiEliminaStefano