BOCCA
E BOCCHINI
Il
mondo del calcio, persino quello, squalificato com'è, è ancora
capace di gesti ipocriti ma simbolici: quando un grande campione se
ne va, ritirano la sua maglia, per dire che è insostituibile, che
nessuno sarà mai degno di vestirla. Il giornalismo no. Il
giornalismo pensa solo al mercato e le simbologie, casomai, le usa
per arrecare offesa postuma. L'Espresso ha consegnato la rubrica che
fu di Giorgio Bocca, “L'Antitaliano”, a Saviano. Il che è
penoso. Antitaliano un prodotto dell'italianità più furbastra, un
superraccomandato come questo? Saviano – si può dire, adesso? Se
ne sono accorti, finalmente? - non ha mai rischiato niente, la sua
scorta era coreografica ed è offensiva, mai nessuno ha visto
dimostrata mezza intimidazione a questo ragazzino inconsistente e
presuntuoso, che va in televisione a presentare il dvd di una
precedente ospitata televisiva in cui aveva presentato un dvd con gli
interventi di un libro che aveva riciclato suoi faticosi pezzi
giornalistici riferiti all'unico libro firmato in 10 anni. Una
spirale commerciale, una sovrastruttura senza struttura. Antitaliano
uno così? Uno che si porta dietro l'arroganza repressa dello
sfigato, un cartone animato costruito a tavolino con tanto di
martirio farsesco? Giorgio Bocca non sopportava Saviano e con
ragione, e comunque la sua rubrica andava ritirata per sempre. Non
svenduta. Certo, l'Espresso e il suo direttore, il grigio burocrate
Manfellotto, hanno le loro ragioni, che consistono nell'assoluta
mancanza di gusto e di cultura di chi li legge: per loro,
l'evanescenza dell'apparire vale la potenza del narrare. E allora se
lo meritano, il garzoncello scherzoso. Ma Bocca no, era unico e non
meritava questo sfregio postumo.

condivido in toto, che brutta cosa hanno fatto !sarebbe stato come dare l'ultima rubrica - prima di morire - di Montanelli sul Corsera, "Le stanze", a Travaglio....sic !
RispondiEliminaDavide, Milano
Condivido ogni sillaba dell'articolo.
RispondiEliminaVince'
Sono d'accordo su Saviano, ma anche il Bocca degli ultimi vent'anni non è che fosse questo fulmine di guerra.
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