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SE LA FEDE E' OBBLIGATORIA

 
SE LA FEDE E' OBBLIGATORIA
Può un cantante (con quinta elementare) imporre lezioni di teologia catodica? Può, l'ha appena dimostrato a Sanremo. Può un cantante imporre, si fa per dire, la fede, addirittura ai giornali cattolici? Questa è una pretesa rimasta in ombra dopo le polemiche seguite al cosiddetto sermone televisivo di Celentano. La risposta è no, un cantante può essere credente, può parlare – meglio ancora, cantare – della sua fede, della sua idea di fede. Ma non può pretenderla, non può imporla. Nemmeno con l'avallo del Servizio Pubblico che riferisce al Vaticano. Una fede non si trova, o ritrova, come un portafoglio. Nessuno te la può restituire, nemmeno un artista di talento, di successo. E poi, perché dovrebbe essere obbligatoria? A Celentano sembrerà strano, ma c'è chi se ne sente liberato, da questa fede da catechismo, da questo Dio che, no, non é uguale per tutti. Non per tutti il Padreterno s'è commosso, non a tutti ha concesso una seconda possibilità o comunque la sua personale indulgenza dai peccati. Parliamo, naturalmente, di sensibilità personali, non verificabili scientificamente. Ma il fondamentalismo fideistico e superficiale di Celentano, comunque un privilegiato, si rispecchia nell'ossessione scientista di un Odifreddi che arriva a dare del cretino a chi crede. O, per restare nel seminato, in quella dei cantautori atei militanti anni Sessanta-Settanta da marxismo-bignami.
Parlare, e cantare, di fede si può, naturalmente. La propria, però. Imporla non è liberale, non è democratico, non è accettabile. Specialmente a tassametro, supremo paradosso. Che dovrebbe succedere a chi non sposa la particolare visione religiosa di questo ex Molleggiato, fatta di “progetti che Dio ha per noi”, ma che evidentemente solo Lui (un lui riferito a Joan) conosce? Venire reietto dalla comunità umana e sanremese? Venire bruciato, o inchiodato per la lingua a un portale di chiesa o di teatro Ariston? O semplicemente venire maledetto in diretta? Celentano piacerà anche a certi trafelati sacerdoti laici, come Santoro, o a certi gelidi pretini del giornalismo, come Travaglio. Ma c'è anche chi vive la propria fede come una croce, come un dubbio, come un tormento che non va e non resta. C'è chi, dopo averla perduta, non si dà pace.
Siamo più umili di lui, e non consiglieremo a Celentano d'imbattersi, per esempio, in pensatori come Camus, Cioran, Aron: roba difficile da liofilizzare in un sermone televisivo. Gli basti sapere che esistono, e hanno parlato anche loro. Vertiginosamente.

Commenti

  1. Celentano può andare a morire ammazzato ! Qui c'è un'ondata di povertà che sta sommergendo l'Europa e che ci riporterà come reddito disponibile al 1946 / 1947 e noi pensiamo a Celentano !
    Rivoluzione è quello che ci serve, mica i predicatori ignoranti e miliardari !
    Davide, Milano

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  2. Scegliere tra dei predicatori ignoranti-miliardari e una rivoluzione all'italiana è un po' come scegliere tra un panino alla merda e una peretta gigante (cit: http://www.youtube.com/watch?v=Xgd3gBv-1Jo )
    Saluti,

    Davide, Tokyo

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  3. Ciao Davide! Un abbraccio dal limbo pesarese. Se Del Papa sapesse che riesce a far sentire vicine persone così lontane....
    Roberto

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  4. Ma io lo so. Anzi, lo spero, che è qualcosa di molto più forte.

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