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CONTO ALLA ROVESCIA


CONTO ALLA ROVESCIA
Giorni di arresti domiciliari imposti dalla neve. Può sembrare un'esagerazione, ma il fatto è che noialtri, qui a Fermo e dintorni, non siamo messi poi troppo meglio che in Romagna: solo che siamo terra di nessuno e i notiziari, con poche lodevoli eccezioni, tirano via. Per quanto mi riguarda, vivo appollaiato su una collinetta che, oltretutto, sta alla fine di una discesina stretta e piuttosto ripida: d'estate non te ne accorgi, ma se si ricopre di neve sdrucciolosa, son dolori. Inaccessibili, isolati come in una valle montana. Dovrei spalare per più di cento metri, e al secondo ci resterei steso. Già è faticoso avventurarsi a piedi, la tormenta che ti soffia negli occhi, fino allo spaccio più vicino, siamo romanticamente regrediti a tempi di pura sopravvivenza. Fuori il vento, padrone di tutto quel nulla intorno, soffia furibondo. C'è lievemente da impazzire, fortuna che entrambi lavoriamo da casa e siamo abituati ad uscir poco: in un modo o nell'altro, ce la caviamo. Ma non mancano i momenti di angoscia, mi par d'essere Rocky Balboa in Siberia quando doveva affrontare Ivan Drago, quello di “ti spiezzo in due”. Non si vede nessuno da giovedì sera, nessuno manco telefona per sapere se siamo vivi o ibernati, l'auto dorme nel box, il gatto è felice perché non usciamo più e stiamo sempre con lui. Alla neve non fa troppo caso, la osserva indifferente dietro al vetro, ieri mia moglie gliene ha fatta annusare un pizzico, presa dalla finestra, e non pareva affatto convinto, ci guardava come a dire: ma non avete di meglio da fare? È un micio che ha già capito tutto, chi glielo fa fare di assaggiare l'eco di rigori scampati? Sta bene qui, quando gli va gioca, mangia fin che gli pare, ogni tanto lo trovo acciambellato da qualche parte se non direttamente su di me, vorrei io dormirmela come lui.
Per non cedere alla disperazione, che faccio? Scrivo. In questi giorni di arresti domiciliari meteorologici ho concluso un altro libro, impostato un paio di settimane fa. Non dirò, per il momento, di che tratta, dirò solo che ne sono esageratamente soddisfatto. Erano anni che ce l'avevo dentro, ma non riuscivo mai a decidermi. Una volta trovata la giusta chiave narrativa, come sempre mi succede, le pagine sono venute giù tutte, a valanga. Affronto un campo nuovo per me con questo libro, non mi ci ero mai cimentato, ma mi pare di aver fatto un buon lavoro: se mi rileggo, trovo il tutto avvincente. È una favola vera, che ho vissuto mille volte, ma non l'avevo mai letta così. Sono contento perché son riuscito a tirar fuori esattamente quello che volevo, come lo volevo. E sento che è finito, che non ha bisogno d'altro. Quando sono così convinto, quando sento che il libro c'è, è difficile che mi sbagli. È una bella sensazione, hai lavorato con impegno, con accanimento ma è finita, senti di avere fatto il tuo dovere, ti scopri in pace col mondo. Un libro, lo scrivi solo se ti brucia dentro, se lo avverti come necessario. Per me è sempre stato così, l'immensa, faticosa gioia di cristallizzare nebulose, fatte di immagini, di emozioni che stavano alla rinfusa in uno scrigno di pre-razionalità. Il libro serve a rendere tutto comprensibile, è un autentico parto, in un certo senso. È anche un tributo a qualcosa o qualcuno che ti ha fatto crescere, ha dirottato la tua vita: senza quella presenza, tu adesso saresti altro. E prima non c'era niente, e adesso c'è questo blocco di parole che ti auguri possa contagiare della tua stessa passione chi lo incontrerà.
E con questo, sono 6. Sei libri che aspettano. Appena finirà questa bufera, pubblicherò in rete il primo ebook, “Misteri Dolorosi” sul terrorismo. Lo so che lo avevo annunciato per fine gennaio, ma poi si son mezzi di messo un po' di contrattempi e, adesso, il maltempo che mi impedisce un paio di adempimenti tecnici: la rete non è semplice come dicono, può essere maledettamente burocratica anche lei.
Comunque, sono sei, fatti e finiti. Sto già pensando al prossimo. Ma sono stanco, e non so che fine faranno questi lavori, se posso dirlo uno più bello dell'altro. Magari li regalerò. Sono stanco e scrivere è stato il mio errore. Credevo fosse la mia vita, e invece non ho avuto una vita. A fine anno sbaracco tutto, blog, faro, pagina facebook, reading, sedicenti colleghi, sedicenti amici, musicisti e non. Basta con tutto. Chiudo e non lascio una sola parola dietro di me. Questa volta non ci ripenso.

Commenti

  1. Spero proprio che tu ci possa ripensare, da qui a fine anno qualcosa può ancora cambiare e non è detto che sia sempre in peggio.
    Che tu lo voglia o no, sei ormai diventato un punto di riferimento; negl'anni, leggendoti, ho imparato a pormi delle domande e non dare nulla per scontato, riesco ancora ad incazzarmi e a commuovermi. Se questo ti sembra poco.....
    Un caro saluto
    Emanuele

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    1. no, non mi sembra affatto poco, anzi è la cosa più importante. è tutto il resto che manca.

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  2. ma comme fate pe' magnà ? ve magnate lu gattu ?

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  3. e se staccheno lo gasse ? in televisiò stanno a di che nun staccheno ma so tutte stronzate....questi ce fanno mori de tasse e de freddo...addè vedrai che tassano pure quanno iemo a cacà !
    tu non devi smette de scrive ! mannali a caca come facemo noiatri

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  4. spero che non succeda,che scrivere sia il tuo vizio;mi dispiace per te ma il web senza te è come Mucchio senza Max:anonimo.

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    1. grazie. ma dai vizi prima o poi bisogna salvarsi, altrimenti ti condannano.

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  5. non puoi abbandonarci. so che tutti ti hanno abbandonato se non i lettori, posso forse capire il tuo stato d'animo, ma non puoi smettere definitivamente. come faresti senza scrivere? è la tua vita. scusami se mi permetto ma, davvero, si sentirebbe tanto la tua mancanza se la tua penna non venisse più a squarciare questo muro di ipocrisia, di falsità, di idiozia.
    sono curiosa di sapere di che tratta il sesto libro e spero ci farai l'onore di farci leggere tutti quelli che sono già pronti.
    ti abbraccio. sara

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    1. sara grazie, lo so che ci sei. ma non me la sento pù, davvero.

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  6. per quel che poco che può valere, c'è anche il mio abbraccio. se non ti rincuora più scrivere né sapere che le tue parole ci fanno compagnia anche quando finiamo di leggerti, allora è giusto fermarsi. come gli altri, spero sarà solo una sosta, non un capolinea
    vitandrea

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    1. Sapere che le mie parole vengono raccolte resta e resterà sempre la cosa più importante.

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  7. Da parte mia posso dire soltanto due cose:
    - giusto fermarsi quando non si ha più la voglia di fare qualcosa (per non sentirsi burattini ma rimanere burattinai);
    - la tua "conoscenza virtuale" mi ha spinto a diffidare di qualsiasi cosa che vedo e sento; ora rielaboro..

    Grazie (e mi godrò questi ultimi 10 mesi allora!)

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    1. Non è la voglia che mancherebbe, ma la forza. Comunque grazie, fa bene sapere che tutta questa avventura non è stata solo una mia fantasia.

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  8. Se può servire per non chiudere il FARO, mi abbono subito per altri 5 anni. E poi chi invito qui nel Veneto ? I giornalisti venduti ? No mai. Solo TU. Quindi devi resistere a questa malinconia. Lo sai che questo periodo pesante passerà...
    ROBERTO

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    1. Grazie Roberto, sei un caro amico e lo so bene. Mi farebbe piacere venire a trovarti, spero presto, passata questa bufera. Salutami tanto tua moglie e tutti lì, tanto tanto Luisa.

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  9. ciao max,
    ti scrivo direttamente in mail perchè dal sito non riesco ad aggiungere i commenti.
    ho visto su babysnakes che ci sono mediamente 3/4 commenti ad ogni tuo articolo.
    poi scrivi che alla fine dell'anno sbaracchi tutto e levi le tende e si sparge il panico, fioccano commenti e incitazioni a go go.
    visto che ti vogliamo bene?
    Sandro, Seveso

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  10. in fondo fai bene, non è che hai mai avuto realmente cose interessanti da dire.
    Paolo

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  11. infatti ho smesso di leggerti.
    Paolo

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    1. Chiunque tu sia, il sollievo è reciproco. Però sii di parola.

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