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SE LA COMPAGNIA SANTORO BUSSA DAL “BOSS”


SE LA COMPAGNIA SANTORO BUSSA DAL “BOSS”
Non era neanche una profezia, era algebra elementare: fuori dalla scena Berlusconi, molti sarebbero rimasti del tutto privi di sovvenzioni mediatiche. Tra questi la compagnia teatrale Santoro, alla quale, fuori dal circuito Rai, poco sarebbero serviti i canali alternativi, i network minori. Non tanto per colpa della collocazione: mettete Fiorello dove volete, e gli ascolti li farà lo stesso. Anche quello della compagnia teatrale Santoro è un varietà, ma noioso, polveroso, isterico, a tratti demenziale, molto zdanoviano, e così, senza il traino della rete statale, il tutto affonda. A riprova che la gente va dove si trova, della fiaccola della verità le importa poco. A questo punto il primo attore, nonché impresario, cosa fa? Va sul palcoscenico principe della televisione organica, a “Che tempo che fa”, a dire che lui, con Berlusconi, ci andrebbe, anzi ci tornerebbe, anche subito. Non cambiamo le carte in tavola: questa non si chiama astinenza da informazione libera, ma da libera fama. L'impresario di se stesso non sopporta il cono d'ombra. E sarebbe pronto ad andare a farsi pagare da chi, per due decenni, ha dipinto, dietro il diaframma dell'informazione sbavagliata, come il peggio del peggio, un autentico cancro umano, responsabile di tutti i crimini e le nefandezze del Paese, se non del mondo intero. Il che, se non è vero, è imbarazzante. Se invece lo è, anche solo in parte, diventa grottesco. Anche per le spalle, i Vauro e Travaglio che il primo attore porterebbe indispensabilmente con sé, “ma a patto che possano dire tutto quello che vogliono”.
Figuriamoci. Non esiste nè mai è esistita (nè mai esisterà) al mondo testata assolutamente libera. Per la semplice ragione che ogni testata è, anche in minima parte, un potere, nel caso migliore un contropotere, e il potere si scontra con altri poteri e con se stesso. E qui sta l'ambiguità dei pifferai dell'informazione, che irretiscono ed esaltano migliaia di ingenui e di fanatici (e anche di interessati, di carrieristi, di promotori di se stessi). Non è neppure da mettere in discussione che, in caso la compagnia teatrale Santoro sbarcasse su Mediaset, sarebbe tenuta ad osservare determinati limiti (cosa che peraltro ha sempre fatto), perché non puoi andare in casa di nessuno a dire che è un ladro, che i suoi amici sono criminali. Neppure l'ospite più liberale te lo consente (e i comunisti sono per definizione i meno liberali di tutti).
Che prospettive ha una simile autocandidatura? Per me, è più di una boutade. Mediaset potrebbe benissimo accettare, perché pensa ai fatturati pubblicitari (da sempre accetta in Mondadori Saviano e una pletora di mestieranti che sostengono di desiderare la fine di Berlusconi). Ma la compagnia Santoro? Come può finire alle dipendenze di uno che considera più o meno un incrocio tra Hitler, Mussolini e Gheddafi? Travaglio addirittura si augurava che morisse. A quel punto, dovrebbe invece accendere un cero che Berlusconi sia rimasto vivo. A proposito. Si presume che una simile uscita, Santoro l'abbia condivisa con le sue spalle, direttamente coinvolte nella profferta. E dalle quali non è giunta alcuna dissociazione. Quindi, se tanto ci dà tanto, anche loro non aspettano altro (quanto all'agente di Santoro (e di Belen), Lucio Presta, non c'è problema, visto che televisivamente è puro berlusconismo distillato).
Ora, va anche bene che “il Fatto, solo il Fatto” quotidiano sia pieno di riciclati, voltagabbana e gente dalla memoria corta. Ma provate a pensare a Travaglio, Vauro ed allo stesso Santoro che vi salutano da canale 5. E poi ridete finché ci riuscite. Io intanto, mi rido di quelli che comprano certa gente, credendo di comprare l'unica informazione che non si svende.

Commenti

  1. Mi ricordano tre umilissime persone che quando sbagliano lo evidenziano subito senza indugi nel chiedere scusa delle loro sviste.

    Ma non riesco a visualizzarel,non ricordo chi siano,mannaggia.

    Vincenzo

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