MORIRE PER UN WURSTEL?In tanti hanno provato, mi pare senza esito, a spiegare perché l'Italia dovrebbe restare incatenata a un continente che finora non ha fatto niente se non arricchire le proprie pletoriche istituzioni insieme alle sue banche, inaugurando un mestiere nel mestiere: quello della politica europea all'interno della politica dei singoli Paesi componenti. Perché sono i Paesi a spedire i propri rappresentanti all'Europarlamento, e di lì nelle mille ramificazioni burocratiche. Insomma, c'è da mangiare per molti, orchestrati dai soliti partiti. Che è il primo motivo per il quale la politica insiste sull'appartenenza al carrozzone eurounitario. L'altro motivo è quello dei fondi, che magari non vengono spesi, ma sono una formidabile cornucopia per politiche nazionali sempre più avide. Tolte queste due ragioni, ottime per certi versi, ma rappresentative soltanto della élite di casta, il vuoto. Sento analisi bizantine, sofisticatissime, che si infrangono puntuali alla prima brezza di spread. E mi domando, io, signor nessuno che all'Europa ci aveva creduto, a che mi serve sentirmi “in” un continente che si preoccupa solo di dirmi quali pedalini indossare, quali alimenti consumare ed altre cazzate consimili. A giudizio di chi, poi? Degli euroburocrati?
L'Europa non ci aspetta, sentiamo dire. E, con la tipica insicurezza dei provinciali del mondo, ci angosciamo. A me sembra che l'Europa (ovvero le sue banche, le sue istituzioni squisitamente monetarie: altre non ce ne sono) non ci abbia già aspettato. E adesso assistiamo allo spettacolo di un Monti che, dopo averci reso la vita impossibile, da difficile che era, va col cappello in mano dal cancelliere tedesco a dirle: no, per carità, altri sacrifici non posso.

Perché quella mediocre politicante gonfia di tracotanza questo, pretenderebbe. Farci morire a beneficio della nazione che dovrebbe rieleggerla, a dispetto dei tanti guai provocati. La Germania di problemi ne ha parecchi, non come noi, si capisce, ma non può nemmeno sottovalutare il momento che vive - e quello che la attende. Così anche altre nazioni, ma si sa che a menare la danza attualmente in UE è solo la Germania, gestita da una improvvida mina vagante dal tratto sempre più inconfondibile: spiace dirlo, ma gratta il tedesco, e troverai sempre un piccolo imbianchino austriaco. E quest'ultima figlia di Hegel la sua politica l'ha già imposta: tutti debbono pagare per la Grande Germania. Grande un cazzo.
E non mi importa proprio se questi argomenti suonano populisti e qualunquisti: sto usando il rasoio di Occam, perché questa è proprio una di quelle occasioni, e, quanto a leggerezza, gli argomenti in favore delle catene europee, allo stato delle cose, non sono affatto convincenti. Neanche un po'. Io non conto niente, ma almeno chi legge questo blog sa che non faccio sconti al mio Paese. Lo odio e me ne vergogno con tutto me stesso. Però finché le vergogne sono nazionali. Di andare a scontare anche quelle di una nazione prepotente, guidata da una incapace arrogante, non ne capisco la ragione. Di sottopormi al giudizio continuo di un wurstel andato a male, non capisco il senso. Dei continui incontri tra questi due bidoni, ne ho piene le tasche (e sono la sola cosa che me le riempie). Di un premier fanatico, e vagamente servile, che sostiene di “volerci” (e l'imperativo suona minaccioso) trasformare in tedeschi, beh, non so che farmene. In compenso, colgo tutta l'umiliazione del caso, ed è una umiliazione paradossale perché fondata in larga parte sulle convenzioni di una finanza fittizia, teorica, imbrogliona.
I politici, che vivono di parassitismo, apprezzano tutto questo. Io no. Per cui dico che, se non di lasciare le catene, occorrebbe almeno pensare ad un piano alternativo, se, come è probabile, tutti i sacrifici impostici dal robot aspiratutto Monti non serviranno a niente, a insindacabile giudizio di una Germania travestita da Europa. Perché a quel punto, è tutto da dimostrare che sia meglio restare ostaggi di chi sicuramente ci ammazza, piuttosto che svincolarci e tentare il tutto per tutto, mettendoci a lavorare duro, ma davvero per noi stessi.

Ma, a parte le liberalizzazioni-farsa che tentano di propinarci (3 farmaci da banco, art. 18 completamente rimangiato, ostaggi dei tassinari, energie blindate; pero forse aumentano le edicole), secondo voi qualcuno al governo si sta ponendo il problema?
Ciao Massimo!
RispondiEliminaScrivi "La Germania di problemi ne ha parecchi, non come noi, si capisce, ma non può nemmeno sottovalutare il momento che vive - e quello che la attende."
Che problemi? Un export troppo pimpante e vivace? Un rifinanziamento del debito con tassi NEGATIVI nel breve e molto BASSI nel lungo? Una capacità di puntare sulla ricerca e sull'innovazione che non trova pari nell'Europa meridionale? Una pianificazione territoriale e sociale vera, reale e plausibile? Illuminaci!
Efrem
La crisi del debito ha colpito anche in Germania dove un prestito obbligazionario a dieci anni ha incontrato mercoledì una domanda estremamente bassa.
RispondiEliminaLa cosa che oggi non ti aspetteresti, che la Germania soffra degli stessi problemi dei paesi messi peggio in Europa dal punto di vista del debito, e’ accaduta: l’ultima emissione del 2011 del Bund, il titolo obbligazionario di Stato di riferimento per tutto il mercato europeo, è riuscita a collocare fino a 3,6 miliardi di euro contro una offerta di 6 miliardi. Gli investitori non hanno gradito evidentemente il prestito, emesso ad un tasso medio del 1,98%.
La differenza di 2,4 miliardi di euro non sottoscritta è stata annullata dalla Bundesbank, che intende porla un po’ alla volta sul mercato.
La zona euro e’ intrecciata al massimo grado, le banche francesi hanno in mano molto debito greco e italiano, quelle tedesche molto debito francese. Ora che la crisi rischia di coinvolgere anche la Francia, gli investitori stranieri stanno gradualmente perdendo la fiducia nella zona euro nel suo complesso, e tale atteggiamento si ripercuote inevitabilmente sulle obbligazioni tedesche.
Secondo gli analisti di ING quando la differenza supera il miliardo c’e’ “un segnale di debolezza”.
Il riflesso italiano lo si e’ visto con lo spread Btp-Bund sul decennale prima schizzare a 506 punti base per poi ridiscendere nel primo pomeriggio a 486 punti, in leggero calo rispetto a ieri.
(agenzie del 23 novembre 2011).
Poi ci sarebbero anche altre piccolezze: la sfiducia montante verso la Merkel (che lei tampona scaricandola in Europa), le sue oscillazioni, il suo flirtare con i Verdi proponendo una improbabile dismissione delle centrali nucleari tra 20 anni (trovata da imbonitore), i soliti pacchi di titoli-spazzatura in pancia a tutti gli Stati, Germania compresa... Ma con chi copia e incolla frasi fatte con spreco di MAIUSCOLE (segno di profonda insicurezza, di frustrazione), temo che ogni "illuminazione" sia inutile.