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LAMENTO


LAMENTO
Come un lamento di Chet Baker. Troppe volte mi pare così questa mia vita, che non capisco, che più la metto insieme e più mi sfugge, più la tengo insieme e più si disperde. E fuori il sole passa imperturbabile, un giorno dopo l'altro, le montagne si rivestono di neve, poi la perdono. La stagione delle piogge, quindi il caldo che promette una felicità mai mantenuta. E di colpo l'aria irrigidisce ancora. Diventa sempre più difficile questa vita, e a volte uno vorrebbe che finisse, così, come una pellicola che si spezza. E più ci provi a trovarci qualcosa, a riempirla in qualche modo, più metti insieme parole, articoli, libri, più questa vita si nega, si rinnega, perde di consistenza. Ci sono periodi in cui la mente per inerzia corre all'indietro e ritrova precisi, perfetti, momenti remoti, seppelliti sotto strati di altri momenti. Sono le fughe che impediscono il collasso, un cercare salvezza nel passato, in quello che non hai più, non c'è più. Altrimenti ti prende l'incomprensibile euforia di un attimo, ma sì, che dovrà cambiare, per forza dovrà mettersi meglio questa vita, non ha senso che si incrosti così. E anche queste sono strategie del pensiero per proteggere se stesso. Ma durano poco. Torna il lamento. E il bello è che ti ci affezioni, diventa la tua casa, dove ti aggiri come vuoi. Diventa addirittura propellente per altre parole, altri pezzi, altri libri che non tengono insieme la vita, che la illudono, finché un altro sole non ti passa davanti e lentamente s'inabissa nella notte. Allora neppure scrivere basta più. Resta solo il lamento. Eppure continui, perché è come una droga, la medicina che ti intossica. Scrivere per non vivere, per fare altro.

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