Passa ai contenuti principali

DISNEYPORK


DISNEYPORK
Una cosa, più di tutte, stupisce nella colossale mangiatoia degli enti locali – adesso tocca alle regioni: gli usi ludici, superficiali dei soldi rubati, a dimostrazione di una classe di potere totalmente infantile, irresponsabile. Feroce nel coltivare clientele e corruzioni, ma concentrata particolarmente nel divertimento. I tuffi di Formigoni dallo yacht. Le sfilate e troiate della Minetti. Le feste di maiale romane. E poi le feste piemontesi, emiliane, le sagre e le cene, i balocchi costosi. Si vede proprio che la politica è un mestiere che mette gioia di vivere, uno scacciapensieri, una sinecura. Ci eravamo quasi abituati all'idea che la baldoria girasse solo in quel di Arcore, poi abbiamo scoperto che Berlusconi non era l'eccezione: ma il capogita. Dicono che hanno bisogno di svagarsi, perché quella loro è una vita di duro lavoro, ma la verità è che sotto le feste c'è solo il niente di altre feste, un lavoro festaiolo continuo, una crapula inesausta di pura sottocultura warholiana, che già citava il modernismo anni '20 di Poulenc. Ma sono riferimenti inconsapevoli, qui c'è solo l'autocelebrazione del potere e del sottopotere parassitario. Proprio vero, ormai la politica ha rimescolato i suoi ingredienti, quelli che tradizionalmente erano condimenti, sapori, guarnizioni – le troie, i lussi, i baccanali – sono diventati costitutivi del potere, che oggi si fa in mutande e reggipetto, boxer, teste di porco. I risultati, manco a dirlo, parlano da soli. Chiede Aldo Grasso: ma come fa Formigoni a fare il pesce in barile? In realtà il Celeste si vanta, come se ne vanta l'inspiegabile, inaccettabile (ma accettata) Minetti, come se ne vanta Fiorito, come se ne vanta il grillino Favia, l'anima candida che pigliava 36mila euro l'anno per un rimborso spese di 7 km al giorno in bicicletta, eccetera. Tutto il resto è noia, ovvero festa. Poi uno si chiede perché più sgorga vergogna, e più ci si iscrive alle liste di collocamento della politica. Non è un bene rifugio, è Disneyland. Dove, oltretutto, non si paga ma si è pagati per restare.

Commenti